Bauli mangia Motta? La notizia vale un blog

4 Giugno 2009 by stanislao

L’avvio delle trattative per l’acquisizione dei marchi Motta e Alemagna da parte di Bauli, leader di mercato di dolci natalizi, è una notiziona. Tanto che mi son deciso ad aprire un blog dedicato all’altro mio argomento del cuore: il panettone.

Lucca. Corto circuito

3 Giugno 2009 by stanislao

Ricordate l’ordinanza del sindaco di Lucca? Metteva al bando dal centro storico le nuove rivendite di kebab a vantaggio della cucina tradizionale del luogo. Sicuramente non potete aver dimenticato la disputa fra gli “antichi” e i “moderni” suscitata dalle maliziose e maldestre interviste di Striscia la notizia.

Bene: la coppia di gastroscrittori più trendy del momento, Maffi&Pagano, si è recata a Lucca dove ha testato Grano Salis, un locale nuovista, e Puccini Kebab, insomma, due rappresentanti delle bestie nere del sindaco. In più Maffi&Pagano hanno fatto recensire dal proprietario delle rivendite di kebab alcuni piatti del locale nuovista. Un bel corto circuito.
Trovate il post su Papero Giallo, il blog di Bonilli, che fino adesso, per quanto mi consta, aveva avuto solo la firma dell’ex-direttore del Gambero Rosso. Notizia clamorosa anche questa, nel piccolo grande mondo dei gourmet italiani.

Soprannaturale

24 Maggio 2009 by stanislao

Non è di un’epifania gastronomica che voglio parlare, ma della piacevolezza di un luogo. Ieri sera piazza S. Antonino a Piacenza era completamente vuota, tranne che per l’angolo occupato dalla Taverna In, una pizzeria/cantina che d’estate dispone i suoi tavoli anche in piazza.

Le pizze provate – una margherita alta a taglio (tipo sfincione siculo) con doppia mozzarella e una margherita bassa (non saprei a quale tradizione ascriverla, ma aveva il cornicione croccante) con funghi – non erano rimarchevoli.

In compenso la chiesa medievale in mattoni, con le sue guglie e il torrione ottagonale, si stagliava su un azzurro soprannaturale, interrotto solo da dozzine di archetti neri, sfreccianti da tutti i lati. Rondini a volontà, a ricordarci che, nonostante il clima torrido (surriscaldamento del pianeta?), siamo ancora in primavera.

La bresaola: qualità e genuinità lumbard :-)

22 Maggio 2009 by stanislao

Ieri il blog di Paolo Marchi ha dato una notizia inquietante, rilanciandola dall’ANSA:

“Una partita di carne avariata, di provenienza uruguaiana, per un totale di 4.588 chili, e destinata alla produzione di bresaola di alta qualità è stata sequestrata nei giorni scorsi dagli ispettori della sede milanese del ministero delle Politiche Agricole. La procura ha aperto una inchiesta e il titolare della ditta del milanese, dove è stata ritrovata una parte della partita di carne avariata, è indagato per violazione della legge sugli alimenti”.

È meglio il kebab.

Riusciranno i nostri eroi?

19 Maggio 2009 by stanislao

Oggi Slow Food ha presentato all’Umanitaria di Milano un progetto ambizioso: fare uno dei suoi Mercati della Terra proprio qui, nel capoluogo lombardo, attingendo alla produzione del Parco Agricolo Sud.

C’erano Carlo Casti, governatore SF Lombardia, Roberto Burdese, presidente SF Italia, Daniele Tirelli, prof. della IULM e dell’Univ. di Pollenzo e Colorno, Patrizia Bollo, prof. della Statale, Anna Meroni, prof. del Politecnico e Bruna Brembilla, assessora ambiente e verde della Provincia di Milano.

Un Mercato della Terra prevede che i venditori non siano semplici ambulanti, ma gli stessi produttori. Per accorciare la filiera. Che significa garantire a chi acquista un prodotto sano, all’apice delle sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali. E significa anche offrire a chi vende un adeguato compenso per il suo lavoro.

La domanda è: riusciranno i nostri eroi nella loro folle impresa proprio qui a Milano, la città più refrattaria ai valori del solidarismo, della memoria, dell’artigianalità?
Ad maiora.

Capponi di Renzo

7 Maggio 2009 by stanislao

La bagarre che si è scatenata in questi giorni grazie a Striscia la notizia non si limita più a una querelle tra gli antichi e i moderni (Iannone e i Tamani contro Adrà e Bottura). Sta assumendo la connotazione di una rivolta popolare – si fa per dire: la Iaccarino e Carlo Cambi non sono certo sanculotti. Bersaglio: il mondo delle guide, presentato come fonte di ogni perversione. Si vede che il rancore serpeggiava. E, quando la crisi morde, che cosa c’è di meglio di un bel bagno di sangue tra quelli che dovrebbero stare dalla stessa parte? Tanto per continuare sul registro manzoniano, il bubbone doveva scoppiare. E la sua “destrutturazione” non è un bello spettacolo.

Mozzarelle bergamasche

6 Maggio 2009 by stanislao

bufalebgQualche giorno fa, con moglie e figlia ho fatto un’escursione a Treviglio, dove abbiamo scoperto il bel cortile di al d. (via Fratelli Galliari, 6 – tel. 0363 343 301), caffè e ristorante. Abbiamo provato una piacevole granita, che in realtà era una grattachecca, cioè ghiaccio tritato più succo o sciroppo di frutta o fiori; ma non era tanto di questo che volevo parlare, quanto della fortuita scoperta fatta dopo.

Tornando a Milano per strade e stradine, ci siamo imbattuti in un inatteso allevamento di bufale in piena provincia di Bergamo. Non abbiamo potuto fare a meno di fermarci, entrare nella stalla e constatare che proprio di bufale si trattava, come se fossimo in riva al Sele o al Volturno. L’Azienda Agricola Aldo Casarotti ha lì anche uno spaccio, dove abbiamo incontrato uno dei signori Casarotti, al quale ho chiesto notizie della sua impresa.

Anni prima la sua famiglia aveva delle mucche, dalle quali ricavavano solo latte. Successivamente la madre e il fratello andarono a scuola di formaggi a Lodi, dove scoprirono che sarebbe stato per loro molto più conveniente fare i pionieri dell’allevamento di bufale, anziché competere da ultimi arrivati nel già saturo mercato caseario bovino. Detto fatto. E l’impresa ha avuto successo a giudicare dai tanti ritagli di giornale appesi al muro.

Gli chiedo una mozzarella e una ricotta. «Domani vado a Paestum» mi fa il signor Casarotti mentre mi serve. «Abbiamo vinto un premio con il nostro formaggio Bufadelfia, un “Filadelfia” fatto con latte di bufale». Non ce lo siamo fatti ripetere: gliene abbiamo chiesto subito una vaschetta. E non ce ne siamo pentiti.

Kebab e “molecolare”, due facce del malessere

6 Maggio 2009 by stanislao

Crociata del kebab e “cucina molecolare” messa alla berlina: c’è un nesso?

Il kebab, formula imprecisa sotto la quale si raccolgono le numerose varianti di carne speziata allo spiedo verticale nordafricane, mediorientali, turche e persino greche, è espressione di una cultura gastronomica nuova per il nostro Paese. La cucina “molecolare”, ma sarebbe meglio chiamarla d’avanguardia, per forza di cose è innovativa rispetto a quella tradizionale italiana, anche se può prendere le mosse da un territorio, come in effetti accade nei piatti di Massimo Bottura.

A combattere senza esclusione di colpi queste due realtà è un atteggiamento conservatore in senso protezionistico. Per difendere la “nostra” cucina, invece di studiarla, sostenerla, scriverne, insegnarla, praticarla con passione, si attacca l’altro, sbeffeggiandolo, tacciandolo di essere nocivo per la salute o legiferandogli contro, com’è accaduto a Lucca e parzialmente a Milano. Questa guerra non guarda in faccia a nessuno: un panino col kebab costa 3,5 euro, una cena per due da Bottura, con i vini giusti, può dare origine tranquillamente a un conto a 4 cifre.

L’ostilità contro il diverso è un brutto segno. Significa che abbiamo paura di perdere la nostra identità, che non sappiamo più chi siamo. Viviamo tempi bui.

Molecolare, nuovo insulto in cucina

5 Maggio 2009 by stanislao

Negli ultimi tempi, a contendersi l’attenzione dei media con la questione kebab, c’era un altro tema gastronomico: quello della cucina d’avanguardia, per estensione chiamata “cucina molecolare”, che è invece specificamente il cavallo di battaglia di Ettore Bocchia (definizione per altro discutibile: tutta la cucina è molecolare, perché non sono nient’altro che molecole quelle che ci sfamano). Comunque, riassumiamo le puntate precedenti. Leggi il seguito di questo post »

W i cibi di strada. Tutti

23 Aprile 2009 by stanislao

Reduce dalla manifestazione di via Borsieri 28 (ca. 200 persone; molti i politici, i giornalisti e i fotografi; ottimo il kebab: 3,50 euro ben spesi), faccio qualche riflessione.

È possibile che a monte dell’ormai famosa legge della Regione Lombardia relativa alla somministrazione di cibo di strada (chiusura non oltre l’una di notte, divieto di mangiare davanti ai locali e ai chioschi) ci siano le migliori intenzioni del mondo, ma per proteggere la quiete pubblica questa norma non è certo lo strumento più adeguato.

Mi auguro che sia scritta così per errore e non intenzionalmente, perché colpire gli artigiani del cibo di strada – tutti, italiani ed extracomunitari – in un momento così difficile per l’economia è irresponsabile. Si tratta nella sola Lombardia di circa 6mila attività e 40mila addetti. Senza contare la loro funzione sociale: somministrano cibi economici, che sfamano per pochi soldi. Non sono stati mai così utili come in questo periodo di crisi.

Subito dopo l’economia, ci sono le ragioni della cultura. Provvedimenti di questo genere impoveriscono le nostre città, che senza focacce, arancini, panzerotti vedrebbero amputato un pezzo della loro storia. Se l’intenzione era quella di castigare gli extracomunitari produttori dell’ottimo döner kebab (che sta avendo un boom incredibile in tutt’Italia), il calcolo era miope. Difendere la presunta purezza gastronomica di un territorio è un assurdo storico. Se si fosse coerenti, come ho già detto bisognerebbe abrogare il pomodoro, il mais, il cioccolato e altre decine d’ingredienti che siamo abituati a considerare “nostri”. La verità è che l’incontro con l’altro ha fatto sempre procedere non solo la cucina, ma la cultura tutta. Diversità è ricchezza. Chi è fiero delle sue radici non va ad estirpare quelle altrui, le rispetta come le proprie. E poi il protezionismo, davanti all’avanzata della storia, è un’arma spuntata.

Dopo le doverose modifiche alla legge,  l’unica vera risposta del capoluogo della Lombardia a questa gaffe – non voglio chiamarla in altro modo – potrebbe essere quella di prendere ad esempio una città piccola, ma illuminata come Cesena ed organizzare un grande evento in cui i cibi di strada siano protagonisti. E, visto che sognare non costa nulla, perché non far diventare il 23 aprile la Giornata del Cibo di Strada? Intendo dire ogni anno. Per sempre.