Archive for aprile 2009

W i cibi di strada. Tutti

23 aprile 2009

Reduce dalla manifestazione di via Borsieri 28 (ca. 200 persone; molti i politici, i giornalisti e i fotografi; ottimo il kebab: 3,50 euro ben spesi), faccio qualche riflessione.

È possibile che a monte dell’ormai famosa legge della Regione Lombardia relativa alla somministrazione di cibo di strada (chiusura non oltre l’una di notte, divieto di mangiare davanti ai locali e ai chioschi) ci siano le migliori intenzioni del mondo, ma per proteggere la quiete pubblica questa norma non è certo lo strumento più adeguato.

Mi auguro che sia scritta così per errore e non intenzionalmente, perché colpire gli artigiani del cibo di strada – tutti, italiani ed extracomunitari – in un momento così difficile per l’economia è irresponsabile. Si tratta nella sola Lombardia di circa 6mila attività e 40mila addetti. Senza contare la loro funzione sociale: somministrano cibi economici, che sfamano per pochi soldi. Non sono stati mai così utili come in questo periodo di crisi.

Subito dopo l’economia, ci sono le ragioni della cultura. Provvedimenti di questo genere impoveriscono le nostre città, che senza focacce, arancini, panzerotti vedrebbero amputato un pezzo della loro storia. Se l’intenzione era quella di castigare gli extracomunitari produttori dell’ottimo döner kebab (che sta avendo un boom incredibile in tutt’Italia), il calcolo era miope. Difendere la presunta purezza gastronomica di un territorio è un assurdo storico. Se si fosse coerenti, come ho già detto bisognerebbe abrogare il pomodoro, il mais, il cioccolato e altre decine d’ingredienti che siamo abituati a considerare “nostri”. La verità è che l’incontro con l’altro ha fatto sempre procedere non solo la cucina, ma la cultura tutta. Diversità è ricchezza. Chi è fiero delle sue radici non va ad estirpare quelle altrui, le rispetta come le proprie. E poi il protezionismo, davanti all’avanzata della storia, è un’arma spuntata.

Dopo le doverose modifiche alla legge,  l’unica vera risposta del capoluogo della Lombardia a questa gaffe – non voglio chiamarla in altro modo – potrebbe essere quella di prendere ad esempio una città piccola, ma illuminata come Cesena ed organizzare un grande evento in cui i cibi di strada siano protagonisti. E, visto che sognare non costa nulla, perché non far diventare il 23 aprile la Giornata del Cibo di Strada? Intendo dire ogni anno. Per sempre.

Domani tutti a mangiare in via Borsieri. Per strada

22 aprile 2009

Un mesetto fa, stuzzicato da un’amica di tastiera, ho scritto un articolo sul caso Lucca. Oggi mi ritrovo ad affrontare una assurdità simile a Milano. La Milano ospitale. La Milano multietnica. In Regione ieri è stato approvata una legge non si sa se più restrittiva o più pasticciata  sul tema dei cibi di strada.

Non c’è che da dare una risposta, da parte di chi ama questa forma di cultura gastronomica e vuole preservarla. Mangiare per strada per protesta. Domani, alle 12.30 in via Borsieri, al civico 28, davanti al venditore di kebab. Vediamoci lì, con un kebab (gelato, focaccia, piadina…) in mano, sul marciapiede. E mangiamocelo godendoci il sole, se ci sarà, e la compagnia, che di sicuro sarà numerosa.

Ottima pesca a Genova

20 aprile 2009

Foto Carlotta Porzio

Un salto a Genova lo faccio sempre volentieri, figuriamoci poi se c’è Slow Fish. Mi ci ha accompagnato mia figlia, sempre più curiosa di cibo e dintorni.
L’appassionato di CdS poteva trovare grande godimento presso gli stand della manifestazione. All’interno ce n’era in particolare uno molto interessante, “Panini d’amare”, dove ho gustato il piatto ritratto nella foto (crostino al sugo di muscoli spezzini, crostino con brandacujòn, marocca di Casola con pesto bianco e bottarga di muggine di Orbetello), ma anche un panino con sepplioline grigliate con limone di Monterosso, e pane, burro e acciughe del Mar Ligure.

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Le ròsole: le conoscete, anche se non lo sapete

14 aprile 2009

Un salto pasquale a Rimini mi ha consentito di riassaggiare uno dei miei cibi di strada preferiti: i cassoni con le erbe, che in questo periodo sono le ròsole in italiano regionale, al ròsli in dialetto. I cassoni, lo ripeto per i non romagnoli e chi non avesse letto post precedenti, sono piadine ripiegate in due e contenenti un ripieno. Grossi ravioloni alla piastra.
Beh, quelli con le erbe sono i cassoni originari, gli unici che esistevano quando il ripieno mozzarella e pomodoro – oggi il più diffuso fra i tanti disponibili – era soltanto il condimento della pizza.
Questo ripieno, un tempo, si trovava solo in primavera, perché era fatto esclusivamente di erbe spontanee. Oggi si trovano anche coltivate.
Per preparare le ròsole, si triturano finemente, si mettono sotto sale per due o tre ore, si scolano dall’acqua e si condiscono con olio, aglio, e pepe. La cottura vera e propria avviene all’interno della sfoglia di pasta, sul testo o sulla tegia. Il sapore amarognolo, che ben si sposa con l’involucro piadesco, fa decisamente primavera.
Vi starete chiedendo: ma che cosa sono queste ròsole?
Una pianta che conoscete benissimo, anche se il nome regionale non vi dice nulla. Sono nient’altro che rosolacci, ovvero le piante i cui fiori fanno arrossire i prati in estate, i papaveri.