Archive for aprile 2008

Cesena, terra di piadine e arzdore

25 aprile 2008

Queste sono le piadine del chiosco Marina (via Serra 1/A), che l’anno scorso ha vinto il concorso Piadina d’Autore, la cui finale 2008 si disputerà il 13 maggio al Castello di Sorrivoli. La piadina la conoscete tutti. Ma fate attenzione al piano di cottura. Quello di Marina Cedioli non è metallico, ma di refrattario, cioè di terracotta, lo stesso materiale di cui erano fatte le vecchie tegie (teglie) che usavano le arzdore, mitiche “reggitrici” della casa contadina romagnola.

La cottura – e non solo quella – è perfetta, come posso constatare dal mio assaggio di una semplice piadina, relativamente spessa, e di un crescione alle erbe (o guscione, o cassone, è una piadina ripiena, ripiegata in due e sigillata come un raviolo). Ma com’è che la piadina – o pida, o piada, o piè, a seconda del dialetto locale – da pane povero contadino è diventato cibo di strada?
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Frutti di mare ad Ancona

20 aprile 2008

Questo chiosco è in corso Mazzini, nei pressi delle Tredici Cannelle di Ancona. È qui dai primi anni Trenta (nella foto del link è quello a sinistra, con le tende azzurre). La ragazza dagli occhi azzurri dietro il banco è la figlia della signora Morena Baldini, che ne è titolare dal 1970. Prima di lei c’erano suo marito e sua suocera, di cognome Sabbatini. L’età di questo esercizio si scopre da un dettaglio: il banco di marmo scavato dalle gocce di limone, che ne hanno eroso la superficie scavandovi veri canyon.

Oltre ai frutti di mare, il chiosco propone anche baccalà, stoccafisso, alici e tonno. Ho assaggiato l’insalata di seppie, le alici marinate, le crocette, i bombi e il baccalà al pomodoro e olive. Tutto fresco e buono, con una particolare menzione per i bombi, grosse conchiglie che non avevo mai provato, perché in Italia si trovano quasi solo qui, e le crocette in porchetta, il classico dei classici di Ancona.

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A Senigallia cibo di strada extralusso

15 aprile 2008

Il nome sembra nipponico, ma è marchigiano puro. Questo parallelepipedo foderato di legno in piazza Saffi a Senigallia si chiama Anikò (ani co’, ogni cosa). Sta al cibo di strada come la Rolls Royce sta all’automobile ed è frutto dell’instancabile fantasia di Moreno Cedroni, uno degli chef più propulsivi d’Italia. Oggetto della proposta gastronomica sono fondamentalmente i salumi di pesce.

Gianluca Lavagnoli è il simpatico e comunicativo braccio destro on-the-road del tentacolare Cedroni. Mi racconta che il suo chef qualche anno fa aveva appreso da un macellaio di Bolzano particolari tecniche di salatura di prosciutti e altre carni. Da quest’esperienza sono nate la bresaola di tonno e le altre delizie appese nei frigoriferi con portiera di cristallo di Anikò.

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Gubbio val bene una sosta

13 aprile 2008

La lonza di Baldinelli

La festa dei Ceri è ancora lontana – mancano un mese e cinque giorni al 15 maggio – eppure qui a Gubbio si respira già un’aria eccitata. Sono a caccia di cibi di strada eugubini e la nostra guida, Isabella Ceccarelli, fiduciaria della locale condotta Slow Food, ci ha portato nella Macelleria Fulvio, via Vantaggi 4. Tra lei e Francesco Baldinelli, il titolare, subito è tutto un ammiccare e un alludere. Sono entrambi devoti al Cero di S. Ubaldo. Come dire, a Siena, che due persone appartengono alla stessa contrada.

Per spiegarvi la festa dei Ceri ci vorrebbe un libro (o il suo sito). Preferisco raccontarvi le delizie che Baldinelli propone ai viandanti come me e mia moglie. Per cominciare, assaggiamo su una fetta del pane sciapo tipico di qui una lonza messa a stagionare con il suo lardo e la sua cotenna, a differenza dei classici lombetti magri. Nel confronto vince, perché risulta più morbida e meno salata dell’omologa priva di grasso. (more…)

La De.Co. Milano diventa più ricca

8 aprile 2008

Oggi cinque nuove ricette guadagnano la De.Co. Milano: Minestrone alla Milanese, Cotoletta alla Milanese, Mondeghili, Rostin Negàa e Barbajada. Questi prodotti arrivano dopo Risotto alla Milanese, Cassoeula, Michetta, Ossobuco e, naturalmente, Panettone. Non è una notizia riguardante i cibi di strada, ma è importante per Milano, città di solito troppo proiettata verso il futuro per concedersi di riflettere sul suo passato.

Ma sapete che cos’è la De.Co.? La Denominazione d’origine Comunale, lanciata dal grande Luigi Veronelli, è un istituto che individua e tutela prodotti e ricette originarie o esclusive di un certo comune. Quella di Milano è rivolta più alle ricette che ai prodotti, perché nel territorio della città non vi sono prodotti esclusivi, in compenso c’è un grande bagaglio di ricette tipiche da valorizzare. (more…)

CdS in Baires

6 aprile 2008

Non ho mai visto corso Buenos Aires così affollato come oggi, in occasione della festa per l’Expo del 2015. In questa strada di MIlano è sicuramente palpabile in tutti l’orgoglio di aver vinto la competizione internazionale, ma presumo che a rendere ancora più piacevole la vasca sia la natura delle merci che sono esposte ai lati della strada, riassumibili in una sola parola: cibo.
La stragrande maggioranza dei banchi espone prodotti tipici italiani: formaggi, salumi, mieli, dolci. Ci sono però anche molti che vendono cibi di strada veri e propri, quelli fatti per essere consumati contestualmente all’acquisto.

Spiccano davanti al negozio Conbipel, angolo via Spontini, quattro fornaci che producono farinata. Sono di Silvia Bisoglio e Bruno Ghignone, giovane coppia del Monferrato che gira per fiere. Nonostante l’imponente capacità produttiva dell’apparato, alle tre l’attesa media per avere una porzione di belecauda, come si chiama in Piemonte la farinata, è di un quarto d’ora. I due fanno produrre da un mulino anche farine su loro ricetta, con il marchio Tantì. (more…)

Fine delle vacanze

4 aprile 2008

dscn2668.jpgL’assortimento vario e multicolore di questa bancarella del mercato generale di Atene è l’epitomé del nostro viaggetto greco. A parte il neo del polpo (vedi post “Amara Grecia”), è stata una vacanza piacevole e molto sapida al di là dei cibi di strada propriamente detti. È cominciata con un’ottima cena in un ristorantino di Nafplio, Alaloum in via Papanikolaou 10: peperoni ripieni e melanzane al forno da sballo, per non parlare dell’agnello in salsa di limone e del baccalà con salsa all’aglio. Ottimo anche un ristorante di Atene che nulla concede al folclore, tanto meno all’estetica: i suoi piatti sono come quelli delle trattorie italiane di una volta, zero in gusto grafico, dieci in gusto. Si chiama I Evghenia ed è in zona Plaka, via Voulis 44/A. Altamente consigliate le melanzane fritte e poi stufate con pomodoro e spezie varie, che chiamano in inglese Eggplant ragout. (more…)

Amara Grecia

4 aprile 2008

dscn2599.jpgAdesso, la fregatura. Devo raccontarla, perché non sono riuscito a digerirla. Mentre passeggiavo con moglie e figlia per i vicoli del porto di Egina – sì, l’isola dei pistacchi e del tempio di Afaia – un profumo ci inchioda. Gli occhi si sintonizzano sull’olfatto e ci appare l’origine: una griglia a carbone sulla quale sta arrostendo un bel polpo. Ne avevamo visti molti altri, la sera prima, appesi a una fune come panni stesi, e già facevano gola. Proviamone un po’, propongo. Mia moglie nicchia, io insisto, lei cede.

Chiamo il proprietario del ristorantino sulla strada, To Stèki in via Ireiòti 49, davanti al piccolo mercato del pesce dell’isola. Gli chiedo se ce ne può dare un po’ da portar via. Alla sua risposta affermativa, gli domando anche quanto ci vorrà perché sia cotto e quanto costa. Dieci minuti di passeggiata, mi risponde, e lo venite a ritirare; un piattino (non più grande di un sottotazza da tè) costa 6 euro. Considerati i prezzi del luogo, non è economico, ma il desiderio è tanto e la curiosità pure: alla brace, il polpo non l’avevo mai provato. (more…)

Gustosa Grecia

4 aprile 2008

dscn2623.jpgQuesto venditore di koulouri, ciambellone al sesamo, staziona ad Atene, nella centralissima via Ermou. Ci sono stato di recente per una piccola vacanza. Nella bancarella ho preso una ciambella intrecciata che, ahimé, aveva un che di muffa. In compenso, in una piazza Monastiraki resa caotica dai lavori in corso, ho avuto un incontro ravvicinato con un’ottima gyros-pita.

Per chi non lo sapesse, è la variante greca del döner kebap turco: un pane piatto, circolare (12-15 cm di diametro), che si arrotola intorno a un ghiotto ripieno il cui ingrediente principale sono i gyros, bocconcini di carne, tagliati da una montagna di fette di maiale sovrapposte, condite con spezie e intervallate talvolta da peperoni, che girano (ecco il perché del nome) infilzate su uno spiedo verticale. A completare il tutto pomodori, insalata, cipolle e una generosa cucchiaiata di tzatziki (yogurt di pecora con cetrioli, aglio, aneto e limone). La gyros-pita provata a Monastiraki era ottima, tanto da richiedere un bis. E dà assuefazione, perché già mi manca.

Passeggiando per via Adrianou, che costeggia il giardino dell’antica Agorà, in vista della stazione Thisio del metrò mi sono imbattuto nel carrettino di un venditore di semi di ogni genere. Pistacchi, ovviamente, che sono l’orgoglio della vicina isola di Egina, ma anche qualsiasi altro tipo di seme edibile. Ce ne sono di sfusi e già confezionati in pacchettini bianchi di carta. Più avanti c’è un produttore di pop-corn – vi ricordate i vecchi chioschi dei luna-park? – con la sua vetrina piena di gonfie nuvolette bianche. Procedendo per il parco che gira attorno all’Acropoli, si incontrano almeno tre venditori di pannocchie abbrustolite e caldarroste. Il paradiso del cibo di strada.