Posts Tagged ‘piadina’

Le ròsole: le conoscete, anche se non lo sapete

14 aprile 2009

Un salto pasquale a Rimini mi ha consentito di riassaggiare uno dei miei cibi di strada preferiti: i cassoni con le erbe, che in questo periodo sono le ròsole in italiano regionale, al ròsli in dialetto. I cassoni, lo ripeto per i non romagnoli e chi non avesse letto post precedenti, sono piadine ripiegate in due e contenenti un ripieno. Grossi ravioloni alla piastra.
Beh, quelli con le erbe sono i cassoni originari, gli unici che esistevano quando il ripieno mozzarella e pomodoro – oggi il più diffuso fra i tanti disponibili – era soltanto il condimento della pizza.
Questo ripieno, un tempo, si trovava solo in primavera, perché era fatto esclusivamente di erbe spontanee. Oggi si trovano anche coltivate.
Per preparare le ròsole, si triturano finemente, si mettono sotto sale per due o tre ore, si scolano dall’acqua e si condiscono con olio, aglio, e pepe. La cottura vera e propria avviene all’interno della sfoglia di pasta, sul testo o sulla tegia. Il sapore amarognolo, che ben si sposa con l’involucro piadesco, fa decisamente primavera.
Vi starete chiedendo: ma che cosa sono queste ròsole?
Una pianta che conoscete benissimo, anche se il nome regionale non vi dice nulla. Sono nient’altro che rosolacci, ovvero le piante i cui fiori fanno arrossire i prati in estate, i papaveri.

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Cesena. Il Festival del Cibo di Strada

30 settembre 2008

Ebbene sì. Non potevo mancare. Intanto, si presentava il mio libro, poi, perché in una sola piazza si sono concentrati i sapori stradali di mezzo mondo. Lo confesso, è stata un’orgia di assaggi che ricorderò a lungo.

Tutto è cominciato dalla Cerina, mitica osteria di San Vittore con b&b, nei pressi di Cesena. Arrivo con mia moglie alle sette e mezzo, in una serata di tregenda. Per fortuna c’è la signora Graziella Dallara: «Prendete una tazza di brodo? Con questo tempo…». Difficile rifiutare. Anche perché dopo poco, ci accorgiamo che nel brodo nuotano numerosi cappelletti, fra i migliori che abbia mai mangiato. È giocoforza: la tazza si trasforma in due ampi piatti fondi. E per concludere lo spuntino, triangoli di piadina da condire con ricotta e savor, un’ottima mostarda di frutta non piccante, arricchita anche con le nocciole

Trasferitici a Cesena, raggiungiamo piazza della Libertà, occupata in buona parte da un unico grande stand rettangolare, su tre lati del quale si aprono più di venti banchi, allegramente mescolati. Genova era accanto alla Dalmazia, che confinava con Napoli, inopinatamente contigua al Kurdistan, attaccato a Manfredonia, alla quale seguivano Bangkok, Cesenatico, Merano e così via. Dalla parte opposta Firenze, Palermo, Perù, India, Messico, Grecia, Marocco, eccetera; una vicinanza che scalda il cuore in questi tempi cupi di diffidenza.

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Cesena, terra di piadine e arzdore

25 aprile 2008

Queste sono le piadine del chiosco Marina (via Serra 1/A), che l’anno scorso ha vinto il concorso Piadina d’Autore, la cui finale 2008 si disputerà il 13 maggio al Castello di Sorrivoli. La piadina la conoscete tutti. Ma fate attenzione al piano di cottura. Quello di Marina Cedioli non è metallico, ma di refrattario, cioè di terracotta, lo stesso materiale di cui erano fatte le vecchie tegie (teglie) che usavano le arzdore, mitiche “reggitrici” della casa contadina romagnola.

La cottura – e non solo quella – è perfetta, come posso constatare dal mio assaggio di una semplice piadina, relativamente spessa, e di un crescione alle erbe (o guscione, o cassone, è una piadina ripiena, ripiegata in due e sigillata come un raviolo). Ma com’è che la piadina – o pida, o piada, o piè, a seconda del dialetto locale – da pane povero contadino è diventato cibo di strada?
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