Archive for the ‘Libri e articoli’ Category

Troppa trippa? Mai abbastanza

9 novembre 2009

TroppaTrippaIl mondo si divide in due: chi ignora e chi sa. Il piacere profondo di cui sono capaci questi ultimi è incommensurabilmente superiore alle tiepide soddisfazioni provate dai primi. Questa verità s’impone addirittura lapalissiana, quando la conoscenza riguarda le infinite delizie offerte alla tavola dal quinto quarto. Chi le ignora, si perde un pezzo rilevante del totale gustativo. Chi non le conosce, considera edibili solo i muscoli, disprezzando altri organi che svolgono funzioni altrettanto vitali e che sono altrettanto buoni da mangiare, ma diversi. Volendo azzardare equazioni, se “solo muscolo, null’altro che muscolo” = omologazione, allora “muscolo & quinto quarto” = esaltazione della varietà e della differenza. Non è solo una questione ludica, ma anche etica: W le pari opportunità. Per i fortunati che conoscono e apprezzano la trippa e altre gustose interiora, Indro Neri ha scritto un libretto piacevole e utile, coerentemente avvolto in carta da macellaio.

Troppa trippa presenta un’ampia compagine di ricette provenienti da tutte le regioni italiane, dimostrando, se mai ce ne fosse bisogno, che rumine, reticolo, omaso e abomaso – i quattro stomachi bovini – godono di una grande reputazione nella cultura culinaria del Bel Paese. La parte del leone la fa la Toscana, terra dell’autore e del lampredotto, con oltre trenta ricette. Seguono a buona distanza il Piemonte e la Lombardia della busecca. Alle ricette si alternano di tanto in tanto inserti che narrano di tradizioni locali, aggiungendo ulteriori tocchi di colore al sapido contenuto del libro, che si può acquistare per 10 euro andando su questo sito. I più appassionati dell’argomento potranno con gusto andare anche sul blog di Neri, trovandovi post su mille aspetti di questo affascinante tema.

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La civiltà della trippa, Firenze ’86

15 ottobre 2008

Un amico milanese che frequenta la Toscana, Beppe Gozzini, mi ha fatto felice, passandomi un opuscolo dalle pagine un po’ ingiallite. Edito dall’Anva Confesercenti di Firenze, presentava la terza edizione de “La civiltà della trippa”, manifestazione che ventidue anni fa si tenne alla Loggia del Porcellino a Firenze. Per inciso, è lo stesso luogo in cui oggi staziona abitualmente la baracchina di Orazio Nencioni, venditore di trippa e lampredotto per antiche tradizioni familiari.

In quell’occasione si celebrò anche la nascita del CAT, Consorzio Ambulanti Trippai, formato da undici membri dei quali voglio citare i nomi: Guido Bambi, Enzo Boselli, Carlo Falli, Alvaro e Andrea Frullini, Alberto Giolli, Renzo Marlazzi, Marcello Masini, Antonio Panella, Fernando Pezzatini e Palmiro Pinzauti. A quanto mi risulta, il CAT esiste ancora, e in ogni caso l’attività di trippaio continua ad essere praticata da un discreto numero di professionisti, nel fiorentino. (more…)

Eccolo

17 settembre 2008

Venerdì 26 settembre a Cesena, durante il Festival del Cibo di Strada, presenterò Cibi di Strada, Italia del Nord, Toscana, Umbria, Marche. È il libro al quale stavo lavorando dal 2006, e come i miei precedenti (gastronomici) è targato Guido Tommasi Editore. Se mi leggete on line, sapete già di che cosa si tratta. Per chi s’imbattesse casualmente in questo post, incollo qui sotto quel ch’è scritto sull’aletta:

I cibi di strada sono un concentrato di sapori semplici, netti, antichi.
Li trovi sempre dietro l’angolo. Ti nutrono a basso costo.
Se sei del posto, ti mettono in contatto fisico con la tua identità.
Se non fai parte della comunità, raccontano ai tuoi sensi la sua cultura.

Ecco perché li amo e ho dedicato loro questo libro, che mi ha portato nell’arco di un anno e mezzo a percorrere le strade di mezza Italia.

Nel mio diario di viaggio rientrano anche gli spuntini fatti al coperto in piedi davanti a un banco o seduti a un tavolaccio. La vera discriminante rispetto all’esperienza che si vive in un ristorante-ristorante riguarda il tempo e l’informalità: i cibi di strada si consumano rapidamente e spesso con le mani. A differenza del fast food, però, hanno una storia di persone e di luoghi da raccontare, che aggiunge loro un sapore infinito.

Terremoto al Gambero Rosso

12 settembre 2008

Stefano Bonilli, direttore della più nota rivista enogastro, è stato licenziato. Non possedeva più azioni dell’editoriale che lui stesso ha fondato, come scrive oggi nel suo blog, Papero Giallo, ora su Internet a questo nuovo indirizzo. Riporto la notizia perché, sia pure nel ristretto orticello della ristorazione, è clamorosa.

Cibo di strada su Repubblica

2 settembre 2008

«Semplice, popolare, gustoso. Attraversa la storia e la geografia senza conoscere crisi, nonostante le condanne dei dietologi». Così il sommario di una doppia pagina, dedicata da Repubblica il 31 agosto all’argomento CdS. Occasione, l’imminente 5° Festival Internazionale del Cibo di Strada di Cesena (vedi post precedente).

L’articolo leader, come sempre nei paginoni di Rep  dedicati settimanalmente all’alimentazione, è quello di Licia Granello, che aveva già dato spazio ai CdS in un ampio servizio del maggio scorso. Bel pezzo anche quello di Stefano Malatesta, Nel ventre di Palermo, costruito attorno ai due odori della vecchia Sicilia: quello del “riposto”, la miscela degli aromi che esalavano dai magazzini dei grandi palazzi aristocratici, e quello delle friggitorie «con le crocchette che saltavano sull’olio bollente; le panelle di farina di ceci; lo sfincione di parta di pizza molto lievitata» e via via sniffando.

Sospetto che a dare man forte alla popolarità dei CdS sia la congiuntura. Sebbene un crescione/guscione/cassone romagnolo, una pizza fritta partenopea o un’arancina palermitana non sostituiscano una cena a tre stelle, gratificano stomaco e palato in maniera inversamente proporzionale al loro costo. Bella risorsa in tempi grami per l’economia.

Riflessioni d’agosto 1 – Cibo di strada in Cina

27 agosto 2008

Queste Olimpiadi, comunque la si voglia mettere, un merito l’hanno avuto per gli italiani: metterli di fronte a un’area piuttosto ignorata dell’alimentazione cinese, riguardante proprio il cibo di strada. Soprattutto in passato si è favoleggiato di raccapriccianti pietanze (raccapriccianti per noi euro-nordamericani) amate nelll’estremo oriente, ma l’invasione dei ristoranti cinesi ci ha tranquillizzato con i suoi menu standard, modellati sul nostro gusto più di quanto la maggioranza non pensi.

Quindi è stato interessante vedere in tv servizi come questo, che ci mostrano scorpioni, cavallette, larve e vermi normalmente in vendita nelle bancarelle cinesi. Per non parlare dei cavallucci e delle stelle marine, e soprattutto dei cani, che pare siano stati vietati in questo periodo, per non turbare la sensibilità degli occidentali in visita. Sono andato a risfogliare Buono da mangiare, un bel libro di Marvin Harris che tutti gli appassionati di gastonomia dovrebbero leggere.

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I piaceri dell’Adda

28 luglio 2008

Ieri era questo il panorama che avevo sott’occhio, seduto al tavolo da pranzo. Un tavolo ben imbandito che non aveva nulla a che fare con il cibo di strada, anche se il suo rapporto con la strada era molto stretto.

Ero nella veranda del ristorante la Sosta di Cisano Bergamasco, in via Amatore Sciesa, 3. Il nesso con la pubblica via è presto detto: il locale  “esisteva gia nel XII secolo come locanda per i viandanti, con stalle per i cavalli e posteggio per le carrozze”, come narra il suo sito Internet.

Quello che forse non avete messo a fuoco, però, è che questo paesaggio è sfacciatamente letterario. Il paesino si trova tra Lecco e Milano, il fiume è l’Adda e il monte dalla cresta seghettata sullo sfondo è il Resegone. Quando poi Ezio Comi, lo chef, mi ha detto che il suo pescatore di fiducia tiene la barca a Pescarenico, ho temuto che due bravi sbucassero dai locali della cucina per interrogarmi sull’Innominato e sulla Monaca di Monza.

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Il perché del silenzio

7 luglio 2008

A un mese e sei giorni dall’ultimo post torno finalmente al blog. Nel frattempo non sono rimasto con le mani in mano: ho consegnato all’editore il mio ultimo libro. S’intitola Cibi di Strada, volume I, vale a dire Italia del Nord, Toscana, Umbria, Marche. È il resoconto di un anno e mezzo di viaggi, fatti con lo scopo fondamentale di scoprire appetitose specialità da gustare (quasi sempre) all’aperto, nel loro habitat naturale.

Il libro dovrebbe uscire in autunno, per i tipi di Guido Tommasi, editore in Milano. Incrociamo le dita.

Di, da, per, su strada

30 maggio 2008

Ricevo questo pregevole contributo da un amico, Enzo Marigonda, professore di psicologia dei consumi all’Università di Trieste e brillante pamphlettista per diverse testate, cartacee e on line.


«Visto che ero di strada, avevo pensato di restituire alla biblioteca di quartiere ‘Sulla strada’ e di prendere in prestito ‘Strade blu’, ma poi lungo la strada mi sono imbattuto in parecchie femmine da strada, donne su una brutta strada, con famiglie ridotte sulla strada, che sembravano uscite da ‘La strada’ di Fellini.»

Termine reso alquanto flessibile dalle preposizioni che lo accompagnano, ‘strada’ si applica oggi volentieri al mangiare, anche se i ‘cibi di strada’ più pregevoli e cari alla memoria, collettiva e individuale (mussoli, sardoni impanati, “pedoci” scottati, per ciò che mi riguarda), sono quasi scomparsi.
Giusto allora occuparsene (come fa questo sito), sia ricollegandosi alle tradizioni alimentari delle cento città italiane, sia indagando e perlustrando le nuove forme, lodevoli o esecrabili, del ‘cibo di strada’.
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È un articolo scientifico, non una pizza

9 maggio 2008

Giuseppe Parente, Cibo veloce e cibo di strada. Le tradizioni artigianali del fast-food in Italia alla prova della globalizzazione, «Storicamente», 3 (2007), http://www.storicamente.org/03parente.htm

Non lasciatevi spaventare dal fatto che sia scritto su una rivista scientifica: quest’articolo è assai digeribile, a patto che vi interessino i temi trattati.

Passati in rassegna alcuni esempi di cibi di strada italiani, viene messa bene a fuoco la differenza fra lo street-food della tradizione e il fast-food. Posto che la fruizione rapida è comune ad entrambe le tipologie, da una parte c’è l’artigianato, la manualità, l’uomo; dall’altra l’industria, la produzione in serie, il franchising.

Il bello – si fa per dire – è quando le tradizioni incontrano l’industria, come accade nella catena israeliana Ma’Oz, che propone falafel, e in quella italiana Spizzico, che tutti conosciamo. Quanto c’è di buono, quanto di pessimo? Leggete l’articolo.