Pizzeria Da Franco. Sorrento/2

28 agosto 2009

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Vado oltre. Procedo per corso Italia verso Napoli, supero il cinema Armida con accanto il bar pasticceria Rita (offre anch’esso le tipiche fritture napoletane, in passato ci ho mangiato buone arancine e pizze fritte) e al civico 265 raggiungo il luogo più interessante: la pizzeria Da Franco. Raccomandatami dai due librai, casualmente è vicina a un’altra libreria. Il colpo d’occhio è interessante: tanti tavoli, molto spartani, in fondo l’ampia area del forno a legna con tre pizzaioli armati di mattarello (fanno pizze a metro, a quanto pare, se no non ne avrebbero bisogno) e, sospesi sulle teste degli ospiti, un centinaio di prosciutti di Parma. Leggi il seguito di questo post »

Torno a Surriento/1

28 agosto 2009

DSCN0436Coda sulla stretta litoranea proveniente da Massa Lubrense. Sfreccianti motorini superano noi, immoti autisti, facendo pelo e contropelo alle più rare auto provenienti in senso inverso. È una fortuna aver imparato a guidare da queste parti, si rimane tranquilli. Un dato mi stupisce, in positivo: tutti hanno il casco. Non osavo sperare che questa norma di sicurezza potesse essere introiettata in così pochi anni dall’animo anarco-insurrezionalista dei centauri della mia terra d’origine.

Dimenticavo: alla mia sinistra, oltre il parapetto, c’è la rada di Sorrento. L’alto profilo del Faito, una goletta mollemente adagiata sul crespo blu e lo zaffiro terso del cielo rendono più sopportabile l’attesa al volante. Sto affrontando il supplizio del traffico tardo pomeridiano per andare a caccia di cibi di strada sorrentini. Leggi il seguito di questo post »

Dopo il panino, un altro giusto a Milano

19 luglio 2009

GelatoGiustoUn’ora fa un amico mi strappa dalla scrivania per andare a mangiare insieme un gelato. Si va in Galleria Buenos Aires, mi fa, c’è una buona vaniglia. Perché non da Grom? gli rispondo, visto che ha aperto anche sul corso. È d’accordo. Allora c’incamminiamo per un’ombrosa Benedetto Marcello, molto piacevole dopo l’afa dei giorni scorsi. Arrivati in fondo, vediamo una nuova gelateria. Piccola, pulita, essenziale. Prima di accorgercene, siamo dentro.

Gelato Giusto (via San Gregorio 17, tel. 02 2951 0284) si è rivelata un’ottima scelta. La ragazza che ci serve ha studiato pasticceria in Inghilterra, in Francia si è specializzata in cioccolato e ha fatto un corso di sei mesi anche qui a Milano. Lei e il suo ragazzo non usano polverine, ma solo ingredienti veri, nei sorbetti mettono solo acqua e nei gelati solo latte fresco e panna fresca.

Prendiamo due coni da 2,50 euro (il cono più piccolo è da 2,00). Assaggio lo zenzero, molto delicato, il pistacchio, eccellente, e la menta, fantastica: le foglioline sono visibili, tangibili, molto gustose. Dopo Grom e Cardelli, che è in via Pergolesi, la zona Baires ha fatto tris.

Bauli mangia Motta? La notizia vale un blog

4 giugno 2009

L’avvio delle trattative per l’acquisizione dei marchi Motta e Alemagna da parte di Bauli, leader di mercato di dolci natalizi, è una notiziona. Tanto che mi son deciso ad aprire un blog dedicato all’altro mio argomento del cuore: il panettone.

Lucca. Corto circuito

3 giugno 2009

Ricordate l’ordinanza del sindaco di Lucca? Metteva al bando dal centro storico le nuove rivendite di kebab a vantaggio della cucina tradizionale del luogo. Sicuramente non potete aver dimenticato la disputa fra gli “antichi” e i “moderni” suscitata dalle maliziose e maldestre interviste di Striscia la notizia.

Bene: la coppia di gastroscrittori più trendy del momento, Maffi&Pagano, si è recata a Lucca dove ha testato Grano Salis, un locale nuovista, e Puccini Kebab, insomma, due rappresentanti delle bestie nere del sindaco. In più Maffi&Pagano hanno fatto recensire dal proprietario delle rivendite di kebab alcuni piatti del locale nuovista. Un bel corto circuito.
Trovate il post su Papero Giallo, il blog di Bonilli, che fino adesso, per quanto mi consta, aveva avuto solo la firma dell’ex-direttore del Gambero Rosso. Notizia clamorosa anche questa, nel piccolo grande mondo dei gourmet italiani.

Soprannaturale

24 maggio 2009

Non è di un’epifania gastronomica che voglio parlare, ma della piacevolezza di un luogo. Ieri sera piazza S. Antonino a Piacenza era completamente vuota, tranne che per l’angolo occupato dalla Taverna In, una pizzeria/cantina che d’estate dispone i suoi tavoli anche in piazza.

Le pizze provate – una margherita alta a taglio (tipo sfincione siculo) con doppia mozzarella e una margherita bassa (non saprei a quale tradizione ascriverla, ma aveva il cornicione croccante) con funghi – non erano rimarchevoli.

In compenso la chiesa medievale in mattoni, con le sue guglie e il torrione ottagonale, si stagliava su un azzurro soprannaturale, interrotto solo da dozzine di archetti neri, sfreccianti da tutti i lati. Rondini a volontà, a ricordarci che, nonostante il clima torrido (surriscaldamento del pianeta?), siamo ancora in primavera.

La bresaola: qualità e genuinità lumbard :-)

22 maggio 2009

Ieri il blog di Paolo Marchi ha dato una notizia inquietante, rilanciandola dall’ANSA:

“Una partita di carne avariata, di provenienza uruguaiana, per un totale di 4.588 chili, e destinata alla produzione di bresaola di alta qualità è stata sequestrata nei giorni scorsi dagli ispettori della sede milanese del ministero delle Politiche Agricole. La procura ha aperto una inchiesta e il titolare della ditta del milanese, dove è stata ritrovata una parte della partita di carne avariata, è indagato per violazione della legge sugli alimenti”.

È meglio il kebab.

Riusciranno i nostri eroi?

19 maggio 2009

Oggi Slow Food ha presentato all’Umanitaria di Milano un progetto ambizioso: fare uno dei suoi Mercati della Terra proprio qui, nel capoluogo lombardo, attingendo alla produzione del Parco Agricolo Sud.

C’erano Carlo Casti, governatore SF Lombardia, Roberto Burdese, presidente SF Italia, Daniele Tirelli, prof. della IULM e dell’Univ. di Pollenzo e Colorno, Patrizia Bollo, prof. della Statale, Anna Meroni, prof. del Politecnico e Bruna Brembilla, assessora ambiente e verde della Provincia di Milano.

Un Mercato della Terra prevede che i venditori non siano semplici ambulanti, ma gli stessi produttori. Per accorciare la filiera. Che significa garantire a chi acquista un prodotto sano, all’apice delle sue caratteristiche organolettiche e nutrizionali. E significa anche offrire a chi vende un adeguato compenso per il suo lavoro.

La domanda è: riusciranno i nostri eroi nella loro folle impresa proprio qui a Milano, la città più refrattaria ai valori del solidarismo, della memoria, dell’artigianalità?
Ad maiora.

Capponi di Renzo

7 maggio 2009

La bagarre che si è scatenata in questi giorni grazie a Striscia la notizia non si limita più a una querelle tra gli antichi e i moderni (Iannone e i Tamani contro Adrà e Bottura). Sta assumendo la connotazione di una rivolta popolare – si fa per dire: la Iaccarino e Carlo Cambi non sono certo sanculotti. Bersaglio: il mondo delle guide, presentato come fonte di ogni perversione. Si vede che il rancore serpeggiava. E, quando la crisi morde, che cosa c’è di meglio di un bel bagno di sangue tra quelli che dovrebbero stare dalla stessa parte? Tanto per continuare sul registro manzoniano, il bubbone doveva scoppiare. E la sua “destrutturazione” non è un bello spettacolo.

Mozzarelle bergamasche

6 maggio 2009

bufalebgQualche giorno fa, con moglie e figlia ho fatto un’escursione a Treviglio, dove abbiamo scoperto il bel cortile di al d. (via Fratelli Galliari, 6 – tel. 0363 343 301), caffè e ristorante. Abbiamo provato una piacevole granita, che in realtà era una grattachecca, cioè ghiaccio tritato più succo o sciroppo di frutta o fiori; ma non era tanto di questo che volevo parlare, quanto della fortuita scoperta fatta dopo.

Tornando a Milano per strade e stradine, ci siamo imbattuti in un inatteso allevamento di bufale in piena provincia di Bergamo. Non abbiamo potuto fare a meno di fermarci, entrare nella stalla e constatare che proprio di bufale si trattava, come se fossimo in riva al Sele o al Volturno. L’Azienda Agricola Aldo Casarotti ha lì anche uno spaccio, dove abbiamo incontrato uno dei signori Casarotti, al quale ho chiesto notizie della sua impresa.

Anni prima la sua famiglia aveva delle mucche, dalle quali ricavavano solo latte. Successivamente la madre e il fratello andarono a scuola di formaggi a Lodi, dove scoprirono che sarebbe stato per loro molto più conveniente fare i pionieri dell’allevamento di bufale, anziché competere da ultimi arrivati nel già saturo mercato caseario bovino. Detto fatto. E l’impresa ha avuto successo a giudicare dai tanti ritagli di giornale appesi al muro.

Gli chiedo una mozzarella e una ricotta. «Domani vado a Paestum» mi fa il signor Casarotti mentre mi serve. «Abbiamo vinto un premio con il nostro formaggio Bufadelfia, un “Filadelfia” fatto con latte di bufale». Non ce lo siamo fatti ripetere: gliene abbiamo chiesto subito una vaschetta. E non ce ne siamo pentiti.