Archive for settembre 2008

Cesena. Il Festival del Cibo di Strada

30 settembre 2008

Ebbene sì. Non potevo mancare. Intanto, si presentava il mio libro, poi, perché in una sola piazza si sono concentrati i sapori stradali di mezzo mondo. Lo confesso, è stata un’orgia di assaggi che ricorderò a lungo.

Tutto è cominciato dalla Cerina, mitica osteria di San Vittore con b&b, nei pressi di Cesena. Arrivo con mia moglie alle sette e mezzo, in una serata di tregenda. Per fortuna c’è la signora Graziella Dallara: «Prendete una tazza di brodo? Con questo tempo…». Difficile rifiutare. Anche perché dopo poco, ci accorgiamo che nel brodo nuotano numerosi cappelletti, fra i migliori che abbia mai mangiato. È giocoforza: la tazza si trasforma in due ampi piatti fondi. E per concludere lo spuntino, triangoli di piadina da condire con ricotta e savor, un’ottima mostarda di frutta non piccante, arricchita anche con le nocciole

Trasferitici a Cesena, raggiungiamo piazza della Libertà, occupata in buona parte da un unico grande stand rettangolare, su tre lati del quale si aprono più di venti banchi, allegramente mescolati. Genova era accanto alla Dalmazia, che confinava con Napoli, inopinatamente contigua al Kurdistan, attaccato a Manfredonia, alla quale seguivano Bangkok, Cesenatico, Merano e così via. Dalla parte opposta Firenze, Palermo, Perù, India, Messico, Grecia, Marocco, eccetera; una vicinanza che scalda il cuore in questi tempi cupi di diffidenza.

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Vince un Mac che non è Apple

19 settembre 2008

Ironia della sorte: esce il mio libro sui CdS e McDonald’s fa annunci trionfali. Sul blog di Stefano Bonilli, ex(!)direttore del Gambero Rosso, leggo: «Oggi McDonald’s fattura 678 milioni di euro contro i 418 del 2000 e i suoi locali sono passati da 295 del 2000 ai 370 di oggi».

Come ho scritto più volte, tra il cibo di strada e un Big Mac non c’è una vera differenza di fruizione: sono entrambi da consumare rapidamente. Solo, sono mondi distinti. Quello di McD è fatto in serie, quello a noi caro è artigianale. Ma perché continui ad esistere, forse, c’è bisogno di idee. Idee che non lo snaturino. Questo è il difficile.

Eccolo

17 settembre 2008

Venerdì 26 settembre a Cesena, durante il Festival del Cibo di Strada, presenterò Cibi di Strada, Italia del Nord, Toscana, Umbria, Marche. È il libro al quale stavo lavorando dal 2006, e come i miei precedenti (gastronomici) è targato Guido Tommasi Editore. Se mi leggete on line, sapete già di che cosa si tratta. Per chi s’imbattesse casualmente in questo post, incollo qui sotto quel ch’è scritto sull’aletta:

I cibi di strada sono un concentrato di sapori semplici, netti, antichi.
Li trovi sempre dietro l’angolo. Ti nutrono a basso costo.
Se sei del posto, ti mettono in contatto fisico con la tua identità.
Se non fai parte della comunità, raccontano ai tuoi sensi la sua cultura.

Ecco perché li amo e ho dedicato loro questo libro, che mi ha portato nell’arco di un anno e mezzo a percorrere le strade di mezza Italia.

Nel mio diario di viaggio rientrano anche gli spuntini fatti al coperto in piedi davanti a un banco o seduti a un tavolaccio. La vera discriminante rispetto all’esperienza che si vive in un ristorante-ristorante riguarda il tempo e l’informalità: i cibi di strada si consumano rapidamente e spesso con le mani. A differenza del fast food, però, hanno una storia di persone e di luoghi da raccontare, che aggiunge loro un sapore infinito.

Ålesund, Tunisia

16 settembre 2008

Stufo della stucchevole sfilata di foto maldiviane salvaschermo del Mac, ho deciso di sostituirla con quanto di più alternativo trovassi nei miei album fotografici. Perciò ho scelto le immagini scattate nell’agosto del 2006 in Norvegia.

Fra queste non poteva mancare una legata al cibo di strada. Adiacente a questa terrazza sull’acqua, nella città di Ålesund,  c’è il chiosco, che stupidamente non ho immortalato, dove ho mangiato il miglior fish & chips della mia vita – merluzzo freschissimo, pastella croccante, patatine olimpioniche.

Inutile dire che era gestito da un tunisino, emigrato in Norvegia da più di vent’anni. Al porto, poco dopo, abbiamo comprato da un pescatore (sembrava norvegese) un mezzo chilo di gamberetti già cotti, che non ci hanno fatto rimpiangere quelli trovati giorni prima al porto di Bergen.

La Norvegia è molto cara, ma vale il viaggio, se apprezzate una natura meno iconizzata di quella dei paradisi tropicali, se amate la solitudine, se gradite gli abeti in riva al mare. E se vi piace il pesce.

Terremoto al Gambero Rosso

12 settembre 2008

Stefano Bonilli, direttore della più nota rivista enogastro, è stato licenziato. Non possedeva più azioni dell’editoriale che lui stesso ha fondato, come scrive oggi nel suo blog, Papero Giallo, ora su Internet a questo nuovo indirizzo. Riporto la notizia perché, sia pure nel ristretto orticello della ristorazione, è clamorosa.

Aperitivo a Venegono Superiore

7 settembre 2008

Se siete nei pressi di Varese – che so – per visitare il borgo rinascimentale di Castiglione Olona o il sito archeologico di Castelseprio, non ci starebbe male un salto a Venegono Superiore.

Sono passato stamattina tra le sue villette e le sue villone, e mi sono fermato intorno a mezzodì da Buosi (via Baracca, 18), un bar pasticceria decisamente invitante.

Desideravo bollicine: mi hanno proposto due champagne, un Cartizze, un prosecco e un Franciacorta. Ho preferito quest’ultimo, un ottimo Cavalleri. Mia moglie, invece, un  analcolico della casa.

Ce li hanno serviti al banco con deliziose sfogliette farcite o a pizzetta, fatte certamente dal loro laboratorio interno, che sforna torte e gelati bellissimi a vedersi. Le patatine sono uscite, invece, da una bustona industriale, ma proprio al momento in cui ci sono state servite. Croccavano piacevolmente. Totale: 6,50 euro. Molto ben spesi.

Panettone d’estate

6 settembre 2008

Apro una parentesi non-di-strada, riguardante un altro oggetto delle mie ricerche gastronomiche. Qualche settimana fa Davide Paolini ha scritto su Sole 24 Ore un articolo sul panettone a Ferragosto. Perché questo squisito dolce si deve poter gustare solo a Natale? Solo perché sarebbe “pesante”? Un tiramisù lo è ancora di più, eppure si mangia in tutte le stagioni. Abbasso i favoritismi, viva il panettone ad agosto! Questo è il suo punto di vista, e sono molti i pasticcieri che l’hanno accontentato.

Nell’elenco riportato dall’articolo di Paolini non compaiono altri artisti che pure hanno accettato la sua sfida: Achille Zoia, il mago della Boutique del dolce di Concorezzo, Monza (tel. 039.604.9251), nonché i valentissimi Giancarlo ed Emanuele Comi di Missaglia, anche loro in Brianza (tel. 039.924.1274). Il Panettone Paradiso di Zoia è un capolavoro innovativo che conosco bene e raccomando a tutti. Quello dei Comi, più vicino alla tradizione, l’avevo provato con gusto anni fa. Loro, conoscendo il mio interesse per questo dolce, mi hanno spedito un esemplare della loro produzione estiva per farmelo assaggiare.
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Cibo di strada su Repubblica

2 settembre 2008

«Semplice, popolare, gustoso. Attraversa la storia e la geografia senza conoscere crisi, nonostante le condanne dei dietologi». Così il sommario di una doppia pagina, dedicata da Repubblica il 31 agosto all’argomento CdS. Occasione, l’imminente 5° Festival Internazionale del Cibo di Strada di Cesena (vedi post precedente).

L’articolo leader, come sempre nei paginoni di Rep  dedicati settimanalmente all’alimentazione, è quello di Licia Granello, che aveva già dato spazio ai CdS in un ampio servizio del maggio scorso. Bel pezzo anche quello di Stefano Malatesta, Nel ventre di Palermo, costruito attorno ai due odori della vecchia Sicilia: quello del “riposto”, la miscela degli aromi che esalavano dai magazzini dei grandi palazzi aristocratici, e quello delle friggitorie «con le crocchette che saltavano sull’olio bollente; le panelle di farina di ceci; lo sfincione di parta di pizza molto lievitata» e via via sniffando.

Sospetto che a dare man forte alla popolarità dei CdS sia la congiuntura. Sebbene un crescione/guscione/cassone romagnolo, una pizza fritta partenopea o un’arancina palermitana non sostituiscano una cena a tre stelle, gratificano stomaco e palato in maniera inversamente proporzionale al loro costo. Bella risorsa in tempi grami per l’economia.

Cesena, 5° Festival Internazionale del Cibo di Strada

2 settembre 2008

Il signore che se la ride qui a fianco si chiama Gianpiero Giordani. Ha ragione di essere soddisfatto, perché è lui – insieme alla Confesercanti Cesenate e a una miriade di sponsor, tra i quali spicca Slow Food – ad organizzare la kermesse del cibo di strada nel centro storico di Cesena, da venerdì 26 a domenica 28 settembre.

Celebrato per la prima volta nel 2000, questo festival biennale nella scorsa edizione ha registrato più di 70.000 presenze. Ci credo: rari sono gli argomenti così stuzzicanti e allo stesso tempo così abbordabili.

Un piccolo campionario delle prossime presenze: Romagna/piadine e cresconi; Liguria/fugassa, fainà; Toscana/lampredotto, trippa alla fiorentina; Sicilia/pani ca’meusa, sfincioni, panelle, arancine di riso, cannoli; Puglia/bombette, panzerotti; Campania/ mangiamaccheroni, pizza fritta, vera pizza napoletana; Alto Adige/Weißwurst, Meraner Hauswurst, Brezel, Ur-Paarl, Sauerkraut. E poi c’è l’estero: Provenza, Turchia, Kurdistan, Grecia, Croazia, Marocco, India, Perù, Messico, Indonesia.

Inoltre esposizioni, incontri, presentazioni per tutti i gusti. Per informazioni: 0547 36 17 28/11. Non mancate. Se non altro perché l’ingresso è gratis.