Posts Tagged ‘Milano’

Luini e il panzerotto milanese

20 febbraio 2010

Luini chiude? Valerio M. Visintin, nel suo post di ieri, dimostra che si tratta di una bufala. Non mi diffondo sull’attendibilità delle notizie nell’era della proliferazione di canali non controllabili come Facebook. D’altronde, questo è il rovescio della medaglia della libertà della rete. Quello che più m’interessa sono i commenti all’articolo di Visintin, che raccontano diverse cose sugli amanti del cibo di strada a Milano e su come nascono le tradizioni. (more…)

Dopo il panino, un altro giusto a Milano

19 luglio 2009

GelatoGiustoUn’ora fa un amico mi strappa dalla scrivania per andare a mangiare insieme un gelato. Si va in Galleria Buenos Aires, mi fa, c’è una buona vaniglia. Perché non da Grom? gli rispondo, visto che ha aperto anche sul corso. È d’accordo. Allora c’incamminiamo per un’ombrosa Benedetto Marcello, molto piacevole dopo l’afa dei giorni scorsi. Arrivati in fondo, vediamo una nuova gelateria. Piccola, pulita, essenziale. Prima di accorgercene, siamo dentro.

Gelato Giusto (via San Gregorio 17, tel. 02 2951 0284) si è rivelata un’ottima scelta. La ragazza che ci serve ha studiato pasticceria in Inghilterra, in Francia si è specializzata in cioccolato e ha fatto un corso di sei mesi anche qui a Milano. Lei e il suo ragazzo non usano polverine, ma solo ingredienti veri, nei sorbetti mettono solo acqua e nei gelati solo latte fresco e panna fresca.

Prendiamo due coni da 2,50 euro (il cono più piccolo è da 2,00). Assaggio lo zenzero, molto delicato, il pistacchio, eccellente, e la menta, fantastica: le foglioline sono visibili, tangibili, molto gustose. Dopo Grom e Cardelli, che è in via Pergolesi, la zona Baires ha fatto tris.

Domani tutti a mangiare in via Borsieri. Per strada

22 aprile 2009

Un mesetto fa, stuzzicato da un’amica di tastiera, ho scritto un articolo sul caso Lucca. Oggi mi ritrovo ad affrontare una assurdità simile a Milano. La Milano ospitale. La Milano multietnica. In Regione ieri è stato approvata una legge non si sa se più restrittiva o più pasticciata  sul tema dei cibi di strada.

Non c’è che da dare una risposta, da parte di chi ama questa forma di cultura gastronomica e vuole preservarla. Mangiare per strada per protesta. Domani, alle 12.30 in via Borsieri, al civico 28, davanti al venditore di kebab. Vediamoci lì, con un kebab (gelato, focaccia, piadina…) in mano, sul marciapiede. E mangiamocelo godendoci il sole, se ci sarà, e la compagnia, che di sicuro sarà numerosa.

Milano. ¿Noon?

20 febbraio 2009

Perché poi si chiama così se apre alle sei di pomeriggio e chiude alle due di notte? Mah. Comunque il Noon è uno dei luoghi cool dell’aperitivo meneghino e non solo, visto che dispone di diversi ambienti per cenare e anche fumare sigari, libidine concessa in pochissimi luoghi al chiuso. Ma un aperitivo ho preso e di quello parlerò.

il locale è dietro piazza Cadorna – zona fighetta anziché no – sfodera un arredamento minimalista, ma studiatissimo, legno per terra e colori caldi, solari (ecco perché il nome). Lo popolano un personale quasi esclusivamente orientale (Sri Lanka?) e un pubblico di tutti i generi, età media trent’anni. Sono in due, in quattro, anche in otto ai tavoli, con addosso jeans, ma anche giacche e cravatte (ma anche? Che tenerezza. Sono passati due giorni dalle dimissioni di Uòlter, ma è tramontata un’epoca).

Musica bassa, discreto fonoassorbimento, per fortuna si può chiacchierare. E i pouf sono moderatamente comodi, nel senso che quando li ho visti ho temuto per le mie terga, ma poi, dopo un’ora e mezza di chiacchierata, mi sono rialzato senza dover ricorrere al carro gru.

Venendo alla consumazione, la maggior parte dei tavoli era piena di cocktail, solo un avventore su venti preferiva un bicchiere di vino. Il barbera scelto da Alessandra e me non era malvagio, ma nulla di più. Lo accompagnava un piatto di geometrici happyhourismi: quadratini di pizza, triangoli di tramezzini, sferette di frittelline, cilindri di crocchette, semitori di sedano, ellissi di carote e due appuntiti segmenti per infilzare il tutto, che Alessandra ed io, anime scarsamente propense all’aggressività, non abbiamo usato, preferendo la classica posata araba, i tre polpastrelli. Costo: sedici euro in due. Voto: sette meno un quarto.

Un pezzo di Vucciria in zona Brera

16 febbraio 2009
Vincenzo Conticello, dal Corriere.it articolo del 16-02-09

Vincenzo Conticello, dal Corriere.it articolo del 16-02-09

Una buona notizia per i milanesi amanti del cibo di strada: l’Antica Focacceria San Francesco sbarca a Milano.
Non per fermarsi pochi giorni, come è accaduto ultimamente nello spazio esterno di un hotel al Carrobbio, ma per restare, in via Ponte Vetero.
L’antico locale amato da Garibaldi e Wagner, ma noto anche per vicende extra-gastronomiche dei giorni nostri, (l’impegno antimafia di Vincenzo Conticello, suo gestore insieme al fratello Fabio), propone il meglio della tradizione stradale palermitana.
Potremo finalmente anche all’ombra della Madonnina addentare arancine doc (“non le chiami arancini, per favore”, mi aveva raccomandato qualche anno fa Conticello stesso), panelle, sfincioni, pani ca’ meusa, cannoli riempiti al momento e altre squisitezze, a partire da venerdì 20 febbraio. Non so voi, ma io ci sarò.

Ambulanti a Milano 2

21 maggio 2008

Di ritorno da via Carducci in bici, ho attraversato il centro della città per tornare in studio. Quale migliore occasione per scambiare due chiacchiere con gli ambulanti-stanziali del centro?

Prima stazione: il camioncino sull’inizio del prolungamento di via Spadari (non mi ricordo come si chiama) oltre via Torino. C’è un ragazzo, ma quel camioncino lo vedo da sempre. «Deve chiedere a mio zio da quanto tempo siamo qui, ma è da tanto». Granite, bibite, cocco sulla classica alzatina, sempre rinfrescato da zampilli d’acqua. Il veicolo è troppo piccolo per vendere altro, mi dice il ragazzo. Anzi, aggiunge che vende soprattutto acqua.

Seconda stazione: il camioncino di corso Vittorio Emanuele. Vedo gelati, granite, bibite, noccioline e l’immancabile cocco inondato di zampilli. «È da trent’anni che sono qui, ma lavoro da quarantacinque» mi dice un bel signore dagli occhi azzurri. «E una fame così non l’ho vista mai. È molto peggio degli anni Sessanta, quando andavo in giro con la cassetta per i cinema. Pensano che essere al centro sia un vantaggio… Dall’una alle quattro ho venduto al massimo tre gelati». E l’inverno? «Va un po’ meglio con le castagne – sostituisco parte del banco con la caldaia – ma quest’anno le ho pagate 8 euro al chilo. Otto euro! E bisogna pure buttar via quelle marce».

Il primo vende solo acqua, il secondo si lamenta; andiamo maluccio. La situazione di piazza Leonardo da Vinci è molto migliore, come vi racconterò più avanti.

Ambulanti a Milano

18 maggio 2008

Gianni, in un commento a un post precedente, fa un’osservazione:

«Mi sembra che, almeno a Milano, i cibi da strada nel senso più stretto (quelli venduti da un apposito carretto o microfurgone) vengano un po’ scoraggiati. A parte […] in piazza Duomo, mi sembra che non si vedano da nessuna parte i carretti con cibi vari che si incontrano invece con una certa facilità nelle città straniere».

Ammetto di non conoscere (ancora) bene la normativa cittadina. Proverò a rispondergli con le parole di un ambulante attivo a Milano, Pasquale (Lino) Agostino.

«Al Duomo non posso andarci» mi dice Lino. «Mi beccherei 1030 euro di verbale. I posti sono assegnati da prima del sindaco Aniasi. Al centro ce ne sono sette, credo, più uno al Castello. Noi altri ambulanti tempo fa avevamo una licenza di plateatico [antica denominazione del tributo da pagare per chi vuol vendere in piazza]. Quindi potevamo occupare qualsiasi posto fuori la Cerchia dei Navigli, purché non intralciassimo la circolazione. Poi il plateatico è decaduto e il Comune ha dato permessi speciali in posti fissi. Al di fuori di quelli, andiamo sulle strisce blu e paghiamo il parcheggio, come in corso Buenos Aires, dove però i negozi di non ci vogliono».

Il paninaro/caldarrostaro di cui parlo staziona di solito con il suo Jolly Bar di un rosso sfavillante davanti all’ingresso del Politecnico in piazza Leonardo da Vinci. Quando l’Università è chiusa, stagione delle castagne permettendo, sfodera dal garage un altro mezzo e va a vendere caldarroste. Per inciso, ho provato da lui un panino con salamella alla piastra, peperoni e cipolle: niente male. Il più divertente è il Panino Antiprof: cipolle, tonno e fagioli. Se lo mangi, il prof lo tieni lontano davvero.

CdS in Baires

6 aprile 2008

Non ho mai visto corso Buenos Aires così affollato come oggi, in occasione della festa per l’Expo del 2015. In questa strada di MIlano è sicuramente palpabile in tutti l’orgoglio di aver vinto la competizione internazionale, ma presumo che a rendere ancora più piacevole la vasca sia la natura delle merci che sono esposte ai lati della strada, riassumibili in una sola parola: cibo.
La stragrande maggioranza dei banchi espone prodotti tipici italiani: formaggi, salumi, mieli, dolci. Ci sono però anche molti che vendono cibi di strada veri e propri, quelli fatti per essere consumati contestualmente all’acquisto.

Spiccano davanti al negozio Conbipel, angolo via Spontini, quattro fornaci che producono farinata. Sono di Silvia Bisoglio e Bruno Ghignone, giovane coppia del Monferrato che gira per fiere. Nonostante l’imponente capacità produttiva dell’apparato, alle tre l’attesa media per avere una porzione di belecauda, come si chiama in Piemonte la farinata, è di un quarto d’ora. I due fanno produrre da un mulino anche farine su loro ricetta, con il marchio Tantì. (more…)