Posts Tagged ‘Piacenza’

Soprannaturale

24 maggio 2009

Non è di un’epifania gastronomica che voglio parlare, ma della piacevolezza di un luogo. Ieri sera piazza S. Antonino a Piacenza era completamente vuota, tranne che per l’angolo occupato dalla Taverna In, una pizzeria/cantina che d’estate dispone i suoi tavoli anche in piazza.

Le pizze provate – una margherita alta a taglio (tipo sfincione siculo) con doppia mozzarella e una margherita bassa (non saprei a quale tradizione ascriverla, ma aveva il cornicione croccante) con funghi – non erano rimarchevoli.

In compenso la chiesa medievale in mattoni, con le sue guglie e il torrione ottagonale, si stagliava su un azzurro soprannaturale, interrotto solo da dozzine di archetti neri, sfreccianti da tutti i lati. Rondini a volontà, a ricordarci che, nonostante il clima torrido (surriscaldamento del pianeta?), siamo ancora in primavera.

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Parma 1. Dov’è finita la torta fritta?

1 giugno 2008

Un anno fa sono stato a trovare il mio amico Zanz per motivi gastronomici. Arrivato alla stazione, lo vedo sempre snello e invidio il suo metabolismo. Baci e abbracci rapidi, non ci perdiamo in chiacchiere, perché il carnet che ha preparato è molto denso. La prima stazione è la baracchina di piazzale S. Croce, imbocco via Kennedy, vicino all’ingresso del parco.

«Ti ho portato qui perché tu vedessi come si sono ridotte le nostre abitudini, mischiando tradizioni fritte nel poco locale olio di palma e macdonalderie lazzarone con storpiature di nomi western teutonici» mi spiega Zanzero. E qui dobbiamo aprire una parentesi sulla torta fritta, tradizionale sostitutivo parmigiano del pane, quando si vuol dare ai fantastici salumi e formaggi della zona la massima carica di sapore e di grassi saturi.

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Una sera, a Piacenza

14 maggio 2008

Dopo una giornata insulsa, della serie tanta fatica e risultati blah, voglio consolarmi ricordando una bella serata, quella di sabato scorso. Che con i cibi di strada non c’entra nulla, ma con il cibo, sì.

Ero con mia moglie a Piacenza sin dal pomeriggio, per una conferenza di un suo collega presso il Conservatorio in cui lei insegna. Già ascoltare quella è stata un piacere, un’ora e un quarto di brillanti esposizioni e ascolti al pianoforte dedicati a un musicista noto ma non troppo, Nikolaj Rimsky-Korsakov (anche una conferenza, come un articolo scientifico, può non essere una pizza).

Poi il dilemma. Dove andiamo a cena? Torniamo a Milano, restiamo qui? Sì, dai, restiamo. È presto, c’è ancora il sole, l’aria è profumata… E dove andiamo? Alla Saracca. È una trattoria-osteria che ci piace. Dunque, nella piazzona con la lupa si prende la direzione dell’autostrada, si supera la prima rotonda e alla seconda si gira a sinistra. La strada sale e dopo qualche centinaio di metri s’incontra il cimitero. Un lungo muro giallo. Semaforo, a sinistra, e si costeggia il muro. All’angolo, gli si gira intorno e poi si va giù giù, dove la strada finisce. Diventa sterrata e lì si parcheggia.

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