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Falafel, guerra e pace

7 ottobre 2008

I cibi di strada smuovono gli animi, soprattutto quelli di chi si considera il depositario della Ricetta Originale. Fadi Abbud, presidente degli industriali libanesi, ha proclamato che intraprenderà una battaglia legale internazionale contro Israele. Le aziende israeliane che producono e commercializzano in tutto il mondo falafel, tabulé e hummus, sostiene lui, li spacciano per prodotti propri. Le famose polpettine fritte vegetali, il purè di ceci e l’insalata di cuscus, invece, sarebbero specialità prettamente libanesi, quindi gli odiati vicini dovrebbero pagare caro questo affronto, a suon di dollari. Abbud cita anche un precedente: i greci sarebbero riusciti a far stabilire da una corte internazionale che il formaggio feta era un loro prodotto tradizionale.

Ora, a parte il fatto che i deliziosi falafel – pare – siano stati inventati in Egitto e che “lo hummus come si fa a Damasco – afferma, appunto, un siriano – non si fa da nessun’altra parte”, è veramente difficile identificare il luogo di origine di un antico piatto tradizionale. Soprattutto nel Mare Nostrum: temo che non ci sia nulla di più contaminato della cucina mediterranea, italiana compresa. Per non parlare della cucina ebraica, che per motivi ovvi ha subito influenze planetarie, e questo è il suo bello. Non nego che sia affascinante cercare di inseguire i fili della storia degli alimenti che si ritrovano più o meno uguali in molti luoghi; solo, credo che sia spesso illusorio pensare di poter stilare atti di nascita definitivi.

Mi sembra meritorio, invece, il lavoro che fa un connazionale di Fadi Abbud, Kamal Muzawak. Ex-grafico e scrittore di guide turistiche, ora fa lo chef e appare in tv, ma soprattutto s’impegna come pacificatore sociale. È lui che ha inventato il Suk el Tayeb, farmers’ market bisettimanale di Beirut, inaugurato ben prima di quello di via Ripamonti a Milano. Muzawak, che conosce  i suoi conterranei, sa bene che l’unico posto dove vanno d’accordo è a tavola. Non è un caso che il suo suk sia frequentato da sciiti, sunniti, drusi e cristiani, altrimenti rissosi fino alla guerra civile. Morale? Preferisco un falafel che unisce a un falafel che divide.

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