Kebab e “molecolare”, due facce del malessere

Crociata del kebab e “cucina molecolare” messa alla berlina: c’è un nesso?

Il kebab, formula imprecisa sotto la quale si raccolgono le numerose varianti di carne speziata allo spiedo verticale nordafricane, mediorientali, turche e persino greche, è espressione di una cultura gastronomica nuova per il nostro Paese. La cucina “molecolare”, ma sarebbe meglio chiamarla d’avanguardia, per forza di cose è innovativa rispetto a quella tradizionale italiana, anche se può prendere le mosse da un territorio, come in effetti accade nei piatti di Massimo Bottura.

A combattere senza esclusione di colpi queste due realtà è un atteggiamento conservatore in senso protezionistico. Per difendere la “nostra” cucina, invece di studiarla, sostenerla, scriverne, insegnarla, praticarla con passione, si attacca l’altro, sbeffeggiandolo, tacciandolo di essere nocivo per la salute o legiferandogli contro, com’è accaduto a Lucca e parzialmente a Milano. Questa guerra non guarda in faccia a nessuno: un panino col kebab costa 3,5 euro, una cena per due da Bottura, con i vini giusti, può dare origine tranquillamente a un conto a 4 cifre.

L’ostilità contro il diverso è un brutto segno. Significa che abbiamo paura di perdere la nostra identità, che non sappiamo più chi siamo. Viviamo tempi bui.

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2 Risposte to “Kebab e “molecolare”, due facce del malessere”

  1. Stefania Says:

    Sono completamente d’accordo con te. Questa ostilitá per tutto ció che é nuovo o diverso non ci parla solo di gusto ma di societá, della nostra. Sono felice di riscontrare in questo post la capacitá di contestualizzare la gastronomia in una sfera molto piú ampia, accuratezza che spesso manca in altri foodblog.

  2. gabriele Says:

    Hai ragione. La difesa integralista di un modo di mangiare “nostro” è la spia di una società che si chiude. Guardare come comprensione e possibilità di pace viaggiano sui piatti di cucina orientale in “Gran Torino” di Clint Eastwood.
    Ma Clint è un saggio – qui abbiamo i pasdaran della polenta.

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