Le ròsole: le conoscete, anche se non lo sapete

Un salto pasquale a Rimini mi ha consentito di riassaggiare uno dei miei cibi di strada preferiti: i cassoni con le erbe, che in questo periodo sono le ròsole in italiano regionale, al ròsli in dialetto. I cassoni, lo ripeto per i non romagnoli e chi non avesse letto post precedenti, sono piadine ripiegate in due e contenenti un ripieno. Grossi ravioloni alla piastra.
Beh, quelli con le erbe sono i cassoni originari, gli unici che esistevano quando il ripieno mozzarella e pomodoro – oggi il più diffuso fra i tanti disponibili – era soltanto il condimento della pizza.
Questo ripieno, un tempo, si trovava solo in primavera, perché era fatto esclusivamente di erbe spontanee. Oggi si trovano anche coltivate.
Per preparare le ròsole, si triturano finemente, si mettono sotto sale per due o tre ore, si scolano dall’acqua e si condiscono con olio, aglio, e pepe. La cottura vera e propria avviene all’interno della sfoglia di pasta, sul testo o sulla tegia. Il sapore amarognolo, che ben si sposa con l’involucro piadesco, fa decisamente primavera.
Vi starete chiedendo: ma che cosa sono queste ròsole?
Una pianta che conoscete benissimo, anche se il nome regionale non vi dice nulla. Sono nient’altro che rosolacci, ovvero le piante i cui fiori fanno arrossire i prati in estate, i papaveri.

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