Ancora Bari: sgagliozze e popizze

Damiano ce ne aveva parlato. «Le trovi negli angiporti di Barivecchia. Anziane donne te le offrono da finestre e portoni. Sono roventi e cosparse di sale. Provocano immediate ustioni al palato, cauterizzate nel dolore dai cristalli di cloruro di sodio. Addentarle per la prima volta è un rito d’iniziazione». Toni Fiore, autore della focaccia raccontata nel post precedente, ci aveva raccomandato quelle della signora Maria, che apre i battenti della sua friggitoria in strada del Carmine alle cinque di pomeriggio.

Più o meno a quell’ora eravamo di nuovo a Barivecchia, pronti a sacrificare lo strato epiteliale del palato pur di compiere la cerimonia. Lasciataci alle spalle la Basilica di San Nicola, ormai in vista dell’ingresso laterale sinistro della Cattedrale – altra stupenda chiesa medievale tutta bianca con cripta a sorpresa, perché inopinatamente vi fa entrare in un’altra epoca, quella del trionfo cromatico – sentiamo un profumo di fritto provenire dalla nostra destra. Niente insegna, soltanto un affaccio sulla strada, una finestra senza vetro.

Sbirciamo all’interno. Il locale è ingombro di tavoli e pentoloni ribollenti. A far compagnia alla signora Maria ci sono diversi familiari e forse amici, che chiacchierano tra loro mentre lavorano. Chiedo alla signora una sgagliozza e una popizza. «Impossibile. Il minimo è sette». Caspita, sette. Con quanto abbiamo già mangiato… E quanto costano? «Un euro sette sgagliozze, un euro sette popizze». Allora si può fare.

Con questo gelo ci stanno proprio bene. Le sgagliozze sono fette quadrangolari di polenta gialla (chi è l’ingenuo che crede sia solo un prodotto nordico?) e le popizze frittelline sferiche di farina bianca. «Nelle prime metto solo polenta e acqua. Nelle altre farina, lievito, un po’ di zucchero, olio e sale. Il segreto è cambiare spesso l’olio di frittura, che è un olio di semi» ci dice la signora.

È giunto il momento. Puoi essere preparato quanto vuoi tu, ma non la scampi. Superato l’impatto ustionante, ammetto che mi sono piaciute molto, soprattutto le sgagliozze, delle quali non è rimasta neanche una, grazie al contributo di mia moglie. Oltretutto tenere in mano col freddo un sacchetto bollente è una bella sensazione. Adesso, però, devo confessarlo. Le conoscevo già, nella loro versione maschile partenopea: gli scagliuozzi. Sono in pochi, però, a proporli ancora a Napoli. Bari, a quanto pare, ama più del capoluogo campano le sue tradizioni.

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3 Risposte to “Ancora Bari: sgagliozze e popizze”

  1. Lady Simmons Says:

    Ciao, sono Lucrezia barese trapiantata a Torino. Mi sono permessa di lincarvi e citarvi qui nel mio blog http://casaparticolare.blogspot.com/
    volevo avvisarvi e ringraziarvi.

  2. Crocierefaidate.it Says:

    Anche noi abbiamo trovato molto interessate questo articolo e l’altro del Panificio Fiore e vi abbiamo citato nell’articolo: http://www.crocierefaidate.it/escursioni-nel-mediterraneo/escursione-fai-da-te-bari/
    Grazie per il vostro contributo !!!

  3. Il menù di Natale a Bari | Oº°‘¨.:.¤°.¸¸.·´¯`»"ScrAt"«´¯`· Says:

    […] sono molto rispettate nel borgo antico di Bari, dove tante signore preparano e vendono orecchiette, sgagliozze, popizze e tante altre prelibatezze, tipiche della cucina […]

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