Cibo di strada su Repubblica

«Semplice, popolare, gustoso. Attraversa la storia e la geografia senza conoscere crisi, nonostante le condanne dei dietologi». Così il sommario di una doppia pagina, dedicata da Repubblica il 31 agosto all’argomento CdS. Occasione, l’imminente 5° Festival Internazionale del Cibo di Strada di Cesena (vedi post precedente).

L’articolo leader, come sempre nei paginoni di Rep  dedicati settimanalmente all’alimentazione, è quello di Licia Granello, che aveva già dato spazio ai CdS in un ampio servizio del maggio scorso. Bel pezzo anche quello di Stefano Malatesta, Nel ventre di Palermo, costruito attorno ai due odori della vecchia Sicilia: quello del “riposto”, la miscela degli aromi che esalavano dai magazzini dei grandi palazzi aristocratici, e quello delle friggitorie «con le crocchette che saltavano sull’olio bollente; le panelle di farina di ceci; lo sfincione di parta di pizza molto lievitata» e via via sniffando.

Sospetto che a dare man forte alla popolarità dei CdS sia la congiuntura. Sebbene un crescione/guscione/cassone romagnolo, una pizza fritta partenopea o un’arancina palermitana non sostituiscano una cena a tre stelle, gratificano stomaco e palato in maniera inversamente proporzionale al loro costo. Bella risorsa in tempi grami per l’economia.

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