Ambulanti a Milano 2

Di ritorno da via Carducci in bici, ho attraversato il centro della città per tornare in studio. Quale migliore occasione per scambiare due chiacchiere con gli ambulanti-stanziali del centro?

Prima stazione: il camioncino sull’inizio del prolungamento di via Spadari (non mi ricordo come si chiama) oltre via Torino. C’è un ragazzo, ma quel camioncino lo vedo da sempre. «Deve chiedere a mio zio da quanto tempo siamo qui, ma è da tanto». Granite, bibite, cocco sulla classica alzatina, sempre rinfrescato da zampilli d’acqua. Il veicolo è troppo piccolo per vendere altro, mi dice il ragazzo. Anzi, aggiunge che vende soprattutto acqua.

Seconda stazione: il camioncino di corso Vittorio Emanuele. Vedo gelati, granite, bibite, noccioline e l’immancabile cocco inondato di zampilli. «È da trent’anni che sono qui, ma lavoro da quarantacinque» mi dice un bel signore dagli occhi azzurri. «E una fame così non l’ho vista mai. È molto peggio degli anni Sessanta, quando andavo in giro con la cassetta per i cinema. Pensano che essere al centro sia un vantaggio… Dall’una alle quattro ho venduto al massimo tre gelati». E l’inverno? «Va un po’ meglio con le castagne – sostituisco parte del banco con la caldaia – ma quest’anno le ho pagate 8 euro al chilo. Otto euro! E bisogna pure buttar via quelle marce».

Il primo vende solo acqua, il secondo si lamenta; andiamo maluccio. La situazione di piazza Leonardo da Vinci è molto migliore, come vi racconterò più avanti.

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