Un Meraner a Bolzano

Alpi? E Alpi siano. Dal Nord lumbard mi sposto all’Est südtiroler, questa volta in compagnia di moglie e figlia, entusiaste (loro malgrado) del mio progetto di scavo gastronomico. Prima tappa, Bolzano. Arriviamo di venerdì, poco prima dell’una, orario canonico per un assaggio.

Il sole picchia sulla cattedrale di piazza Walther von der Vogelweide, sulle nostre teste e sulle variopinte bancarelle di piazza delle Erbe. Frutta, verdura, salumi e formaggi sono disposti come gioielli. Di pane, ci sono decine di tipi in mostra nella bancarella del Bozner Brot, pane di Bolzano, e fanno tutti quanti molta gola.

Caspita, ogni volta che passo per l?Alto Adige mi dico che pochi popoli hanno una tale passione per i dettagli. È un’attitudine che rende più piacevole ogni manifestazione della vita. Nessuno stupore che qui il rinnovamento (e non lo snaturamento) della gastronomia e dell’enologia abbiano attecchito così bene.

Ma sono qui per esplorare le tradizioni e appunto in piazza delle Erbe mi imbatto nell’archetipo dei tanti Imbiss (chioschi, punti di ristoro) che, alla maniera del mondo tedesco, popolano questa città e tanti altri paesi dei dintorni.

Questo Imbiss ha di speciale almeno due cose: l’età, circa sessant’anni, e l’avvenenza di Sonia Ebner, la signora/ina che serve i numerosi turisti e e locali che vengono attratti dal profumo dei suoi würstel. «Personalmente sono qui da 23 anni». Però. O ne aveva dieci quando ci è arrivata, o ha fatto un patto col diavolo, der Teufel, der schwarze Hund di faustiana memoria.

«Non c’è würstel che non abbia carne di manzo, mista a quella di maiale. Qui proponiamo i Meraner, i Frankfurter e i Weißwurst, gli unici non affumicati». Prendo un Meraner nel panino con senape. Affumicato al punto giusto, è molto saporito e la pelle fa croc. Ad alcuni li serve come me nel panino, con senape, ketchup o maionese, ad altri – più tradizionalmente – su un foglio di carta cerata, col panino e la salsina a fianco. La carta viene appoggiata sul banco e il würstel spezzettato con le dita, come il pane.

E i Brezel? le chiedo, vedendo le fragranti ciambelle bavaresi infilate come di prammatica su un’astina. «Quelli di solito li mangiano le persone che non amano la carne». Ma quanti clienti sfama ogni giorno? «Dipende. A volte cento, altre quattrocento o cinquecento. E comunque più d’inverno». Ma usa una stufa? «Mai». Forse è per questo che si mantiene così bene.


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Una Risposta to “Un Meraner a Bolzano”

  1. Alessandra Pistellucci Says:

    Adoro Bolzano l’inverno e adoro mangiare per strada. Sarà che noi qui al Centro non siamo abituati e rimango sempre incantata nel vedere l’uomo in giacca e cravatta togliersi i guanti, poggiare la valigia 24 ore in terra e concedersi un wurstel. Quell’Imbiss all’angolo ti accoglie e ti invita con i suoi profumi… e quando fa freddo è piacevole il calore che emana il bancone ed ogni qual volta la signora apre il bollitore è un viaggio.

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