Amara Grecia

dscn2599.jpgAdesso, la fregatura. Devo raccontarla, perché non sono riuscito a digerirla. Mentre passeggiavo con moglie e figlia per i vicoli del porto di Egina – sì, l’isola dei pistacchi e del tempio di Afaia – un profumo ci inchioda. Gli occhi si sintonizzano sull’olfatto e ci appare l’origine: una griglia a carbone sulla quale sta arrostendo un bel polpo. Ne avevamo visti molti altri, la sera prima, appesi a una fune come panni stesi, e già facevano gola. Proviamone un po’, propongo. Mia moglie nicchia, io insisto, lei cede.

Chiamo il proprietario del ristorantino sulla strada, To Stèki in via Ireiòti 49, davanti al piccolo mercato del pesce dell’isola. Gli chiedo se ce ne può dare un po’ da portar via. Alla sua risposta affermativa, gli domando anche quanto ci vorrà perché sia cotto e quanto costa. Dieci minuti di passeggiata, mi risponde, e lo venite a ritirare; un piattino (non più grande di un sottotazza da tè) costa 6 euro. Considerati i prezzi del luogo, non è economico, ma il desiderio è tanto e la curiosità pure: alla brace, il polpo non l’avevo mai provato.

Mia moglie insinua: non è che ci darà quello vecchio? In effetti su un lato della griglia c’è un contenitore con quello che resta di un altro polpo, cotto presumibilmente ieri o prima. Ma cosa dici, ribatto. Facciamo il giretto e torniamo. Sulla griglia c’è un fagottino di stagnola. Appena il ristoratore ci vede, ce lo porge. Pago e prendo qualche stuzzicadenti a mo’ di posata. Infilziamo subito i tocchetti di polpo con entusiasmo. Il primo è OK. Il secondo, no. Il terzo, neppure. Come il quarto, il quinto e via di seguito. Ci aveva dato un paio di frammenti grigliati di fresco, ma il grosso era tutto secco. Vecchio. Della sera prima, almeno. Glielo dico – It’s OLD! – lui nega, si volta e se ne va.

Fa niente. Questo piccolo evento infausto ne bilancia un altro graditissimo, anche se non gastronomico. Il giorno prima a Nafplio cercavo una canzone di Papazoglou, un cantante folk greco. Il gentilissimo George Athanassopoulos, titolare del negozio High Fidelity, ha cercato il cd che lo conteneva e me lo ha tenuto da parte fino alla sera. Siccome non gli sembrava il cd migliore di questo cantante, scrupolosamente l’ha scartato per farmelo ascoltare. Quando gli ho detto che non riconoscevo la canzone, non ha assolutamente battuto ciglio. Dispiaciuto per l’accaduto, gli ho chiesto quale cd lui preferisse – pensavo che ce lo avesse. Lui mi ha dato il titolo, Synerga, ma ha aggiunto che avrei potuto trovarlo ad Atene. Una bella lezione di disinteresse.

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