Fine delle vacanze

dscn2668.jpgL’assortimento vario e multicolore di questa bancarella del mercato generale di Atene è l’epitomé del nostro viaggetto greco. A parte il neo del polpo (vedi post “Amara Grecia”), è stata una vacanza piacevole e molto sapida al di là dei cibi di strada propriamente detti. È cominciata con un’ottima cena in un ristorantino di Nafplio, Alaloum in via Papanikolaou 10: peperoni ripieni e melanzane al forno da sballo, per non parlare dell’agnello in salsa di limone e del baccalà con salsa all’aglio. Ottimo anche un ristorante di Atene che nulla concede al folclore, tanto meno all’estetica: i suoi piatti sono come quelli delle trattorie italiane di una volta, zero in gusto grafico, dieci in gusto. Si chiama I Evghenia ed è in zona Plaka, via Voulis 44/A. Altamente consigliate le melanzane fritte e poi stufate con pomodoro e spezie varie, che chiamano in inglese Eggplant ragout.

Sempre ad Atene, nel quartiere Psiri, che un tempo era appannaggio dei greci e ora si divide equamente tra locali e turisti, abbiamo individuato un ristorante diverso dagli altri. Mentre in Grecia è di prammatica essere invitati in maniera abbastanza pressante dal proprietario del locale o da suo scagnozzo (si pongono sulla strada e ti sbarrano il passo, con gentilezza) davanti a questo non c’era nessuno. Tutto il personale era straimpegnato a servire una sala quasi piena, tranne un tavolo, che abbiamo occupato subito. Calamari ripieni, polpettine di formaggio e zucchine, melanzane (immancabili) con formaggio al forno. Tutto buono, tenendo conto, però, che il formaggio di pecora o di capra ha una potenza sconfinata. Questo fortunato ristorante, che non ha bisogno di promozione, si chiama Taverna tou Psirri, piazza Aiskilou 12.

L’ultima nota di viaggio è dedicata a una taverna sulla strada del ritorno, a pochi chilometri dall’aeroporto Venizelou di Atene. Il paesino si chiama Paiania ed ha anche un’uscita d’autostrada dedicata. Il contesto è il solito squallore delle periferie urbane, un alternarsi di centri commerciali, palazzine scalcinate, aziende del terziario avanzato tirate a lucido. Non vi aspettereste di trovare lì un ristorante gradevole, circondato da un giardinetto che lo isola dal resto. È un’oasi e il nome lo rispecchia: I Folia, il nido. Ai tavoli uomini d’affari greci con i loro clienti nordeuropei. L’ordinazione è sui generis: al posto del menu, il cameriere ti porta un grande vassoio pieno di mezedes, antipasti. Scegliere non è facile. Alla fine abbiamo preferito tzatziki, insalata di melanzane (crude, a pezzettini, annegate insieme a frammenti di peperoni nella maionese; ricorda l’insalata russa), frittelle di ricotta di pecora, zucchine fritte in pastella. Venti euro e tanta soddisfazione. Che dire di più?

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