Devo ringraziare Carlotta, mia figlia, che aveva voglia di mare, e il caso, che ci ha fatto trovare posto a Chiavari solo una sera invece di due. In questo modo ho scoperto che Ne, cittadina dell’entroterra di Lavagna, ha dei solidi argomenti per attrarre il viandante godologo in cerca di refrigerio.
Attraversato un ponte a Conscenti, frazione del paesino, ci si può inoltrare in un bosco folto di castagni, dove nei periodi giusti si trovano anche i funghi (ovviamente non è possibile prelevarne a volontà; gli appassionati s’informino).
Dopo la passeggiata, ci si può rinfrancare riposando presso la Locanda Barbin, che ha ottime stanze a prezzi molto ragionevoli (66 euro a notte, colazione compresa, per un’ampia stanza per tre, con bagno e terrazzino), ma soprattutto si avvale della gentilezza della signora Giovanna, un’eccellente padrona di casa. Ai suoi modi squisiti dovete aggiungere il caffè illy e i prodotti del vicino panificio Sanguineti, fra i quali spiccano le focacce.
Le focacce, appunto, sono l’arma segreta dei fornai liguri. Esterno croccante, interno morbido, unte al punto giusto: già le vuote sono una delizia. Poi ci sono quelle arricchite; personalmente amo soprattutto quelle alle cipolle, ma ce n’è una varietà infinita. Come tante sono anche le torte salate. Del panificio Sanguineti abbiamo provato anche una torta alle zucchine, con ricotta, formaggio, uova e aromi vari.
Se a pranzo abbiamo puntato diretti sul cibo di strada, a cena siamo andati in una delle osterie – nel senso slowfoodiano del termine – più acclamate d’Italia; tanto, che anche Gambero Rosso la considera una delle 16 migliori trattorie del nostro paese: La Brinca. È sempre nello stesso paesino, loc. Campo di Ne, ma più in alto, e vi si gode di una bella vista sulla Val Graveglia. Cena luculliana, a base di piatti del territorio interpretati più che egregiamente. Da urlo gli antipasti caldi e le picagge al pesto.
Il giorno dopo ci siamo spostati a Chiavari, ahimé. Non lo dico per la città, ch’è piacevolissima con tutti i suoi portici per ripararsi dal sole implacabile. Ma perché siamo finiti nel (per altro comodo e condizionato) bungalow di un camping, che si sarebbe potuto chiamare Scatoladisardine o Metronelloradipunta.
La consolazione del cibo di strada, però, non ci è mancata neppure a Chiavari. Se ci passate, fate un salto in via Vittorio Veneto 45 dal panificio Raffo. Dovrete prendere il numerino, ma così avrete tutto il tempo di ammirare lo storico negozietto – perché è piccolo, anche se a giudicare dallo smercio, rifornirà mezza Liguria. Anche qui, focaccia deliziosa, quella normale e quella tipo Recco (due sottili strati di pasta con un ripieno di formaggio fresco).
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8 luglio 2008 alle 13.01 |
A Chiavari ho fatto qualche mese di servizio militare, per cui ho avuto modo di viverla in autunno e inverno, lontano dall’affollamento turistico. Da militare i soldi erano pochi, per cui ogni tanto cenavo con un pezzo di focaccia imbottito di farinata, secondo un uso ligure estremamente “cost effective” dal punto di vista nutrizionale. Con 500 lire (25 centesimi circa) avevo risolto la cena. Credo che il potere d’acquisto di 500 lire del 1982 fosse equivalente a circa due euro di oggi.
21 agosto 2008 alle 13.01 |
Ciao,mi nome es Silvia Sanguineti Cavassa y vivo en Peru,mis nonos fueron italianos y Federico Sanguineti Zignaigo uno de ellos vino a Peru y ea de Chiavari.Tutta mi famiglia vive en Peru.Te gustaria que nos escribieramos.Voy a parlare mejor el italiano.Ciao.Silvia
24 agosto 2008 alle 13.01 |
Cara Silvia Sanguineti,
hai lo stesso cognome di un grande poeta genovese vivente.
Con lo spagnolo me la cavo maluccio, ma se vuoi scrivermi per migliorare il tuo italiano, fallo pure: stanis@infinito.it