Giuseppe Parente, Cibo veloce e cibo di strada. Le tradizioni artigianali del fast-food in Italia alla prova della globalizzazione, «Storicamente», 3 (2007), http://www.storicamente.org/03parente.htm
Non lasciatevi spaventare dal fatto che sia scritto su una rivista scientifica: quest’articolo è assai digeribile, a patto che vi interessino i temi trattati.
Passati in rassegna alcuni esempi di cibi di strada italiani, viene messa bene a fuoco la differenza fra lo street-food della tradizione e il fast-food. Posto che la fruizione rapida è comune ad entrambe le tipologie, da una parte c’è l’artigianato, la manualità, l’uomo; dall’altra l’industria, la produzione in serie, il franchising.
Il bello – si fa per dire – è quando le tradizioni incontrano l’industria, come accade nella catena israeliana Ma’Oz, che propone falafel, e in quella italiana Spizzico, che tutti conosciamo. Quanto c’è di buono, quanto di pessimo? Leggete l’articolo.
Tag: falafel, fast-food, Giuseppe Parente, Ma'Oz, Spizzico
18 Maggio 2008 alle 13.01 |
Vorrei fare un’osservazione. Mi sembra che, almeno a Milano, i cibi da strada nel senso più stretto (quelli venduti da un apposito carretto o microfurgone) vengano un po’ scoraggiati. A parte i gioiellieri delle castagne in piazza Duomo, mi sembra che non si vedano da nessuna parte i carretti con cibi vari che si incontrano invece con una certa facilità nelle città straniere.
9 Settembre 2008 alle 13.01 |
Bravo