La pioggia torrenziale di lunedì 21 aprile non mi ha impedito di fare una ricognizione alla scoperta dei crotti di Valchiavenna. Con due compagni d’avventura d’eccezione: Paolo Paci, giornalista di viaggio, profondo conoscitore delle Alpi, e Andrea Forlani, suo collega fotografo appena tornato da un tour nel Tennessee del Jack Daniel’s, il Sour Mash Whiskey per eccellenza, da non confondere con i meno blasonati Kentucky Straight Bourbon, ma questa è un’altra storia.
Che cosa hanno a che fare i crotti con il cibo di strada?
Un attimo di pazienza. I crotti sono cavità naturali presenti in diverse zone dell’arco alpino, formatesi in seguito a frane, mi racconta Paolo. La loro caratteristica è la temperatura costante, provocata dai sorèl, correnti d’aria che si formano all’interno della montagna. Quelli in cui il termometro si ferma sugli 8-10C° sono ottime cantine naturali per l’affinamento dei formaggi e la stagionatura di vini e salumi.
Fino a una trentina d’anni fa, i crotti erano adibiti esclusivamente ad uso privato. Oggi molti sono diventati cantine collegate a luoghi di ristorazione. La cosa funziona così: davanti all’apertura del crotto, di solito, c’è un piccolo edificio che funge da ristorante al coperto. D’estate, però, il modo più amato di godersi uno spuntino a base di salumi e formaggi è sedersi all’esterno, dove alberi secolari proiettano la loro ombra su panche e tavoli di pietra. Ecco la strada e il piacere di mangiare all’aperto.

I déhors di questo tipo sono più frequenti in Val Bregaglia, mi racconta Paolo. E infatti questa foto è stata scattata davanti al Crotto Quartino, a S. Croce di Piuro. Quelli di Chiavenna sono più addomesticati, ma non per questo meno piacevoli. Se vi interessano, leggete il prossimo post.
Tag: Chiavenna, crotto, Crotto Quartino, Forlani, Paci, S. Croce di Piuro, Val Bregaglia, Valchiavenna
